PERDO&STRAVINCO
la candidatura di Marco Pannella a Commissario CEE:
com'è nata, quanto è cresciuta, perché non è stata accolta

a cura di


Gaetano Dentamaro
© 1988 Pianeta Edizioni ©1998 The New Radikalna Strange

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Who's Who

tutto quello che avete sempre voluto sapere sui radicali - ma non avete mai osato chiedere - attraverso le biografie di alcuni tra coloro che più hanno contribuito alla campagna per marco pannella commissario cee

ecco a voi la vera storia degli onorevoli, senza pietà, spaccaballe, supermilitanti radicali


Onorevoli senza pietà, spaccaballe supermilitanti I commissari europei del 1988
 
  1. F. Andriessen
  2. M. Bangemann
  3. L. Brittan
  4. A. Cardoso
  5. H. Christophersen
  6. J. Delors
  7. J. Dondelinger
  8. R. MacSharry
  9. M. Marin
  10. A. Matutes
  11. K. van Miert
  12. B. Millan
  13. F. Pandolfi
  14. V. Papandreu
  15. C. Ripa di Meana
  16. P. Schmidhuber
  17. C. Scrivener
  • Gli Spaccaballe
  • I Supermilitanti
  • Citazione prioritaria per i militanti semplici. (Ci scusiamo per ogni omissione). Hanno diffuso l'appello, inviato telegrammi e in vari altri modi giocato alla democrazia, dando corpo alla campagna per Marco Pannella commissario Cee: Maurizio Baruffi, Milano; Tullio Lauro, Milano; Paola Sain, Trieste; Antonio Lalli, Roma; Silvana Bononcini, Bologna; Claudio Rosati, Udine; Sergio Cioin, Roma; Umberto Tacconi, Aprilia; Isabella Raniolo, Roma; Miriam Cazzavillan; Milano; Albano Forbicini, Bologna; Franca Scalaprice, Caserta; Enzo D'Ambrosio, Roma; Maria Teresa Nediani, Roma; Antonio Cerrone, Napoli; Gianni Sandrucci, Roma; Vincenzo Donvito, Firenze; Lucio Berté, Milano; Maritza Verga, Genova; Milena, Mira; Marina, Novara; Liliana Agnello, Asti; Paola Caravaggi, Piacenza; Renata Fofi, Gubbio; Bepi Podda, Cagliari; Pina Grassi, Palermo; Peppino Lipera, Catania; Anna Del Vecchio, Bologna; Luigi Donalisio, Lerici; Daniela Barone, Roma; Primo Mastrantoni, Roma;

    13 maggio 1984, Decennale della vittoria nel referendum sul divorzio. Comizio di Marco Pannella a Piazza Navona, Roma. Il quotidiano del PCI "L'Unità" rivendica al PCI il merito di aver "mediato fino all'ultimo momento utile" con i cattolici promotori del referendum e con il Vaticano per impedire il voto sul divorzio, un voto che secondo i comunisti avrebbe minato l'unità dei lavoratori e del sindacato.
    13 maggio 1984, Decennale della vittoria nel referendum sul divorzio. Comizio di Marco Pannella a Piazza Navona, Roma. Il quotidiano del PCI "L'Unità" rivendica per i comunisti il "merito" di aver mediato fino all'ultimo momento utile con i cattolici promotori del referendum e con il Vaticano per impedire il voto sul divorzio, che avrebbe minato l'unità dei lavoratori e del sindacato.
    Giuseppe Lorenzi, Roma; Franca Berger, Trento; Laura Terni, Roma; Adriano Stacchiotti, Arona; Giulio Manfredi, Torino; Silvio Giampietro, Pescara; Serenella Antinori, Roma; Carlo Mastrogiacomo, Roma; Gianni Betto, Roma; Caterina Caravaggi, Roma; Susanna Piantedosi, Roma; Isio Maureddu, Roma; Giorgio Inzani, Lacchiarella; Alberto Novi, Milano; Monica Usseglio, Busto Arsizio; Luca Cesana, Lecco; Giorgio Giovanzana, Mantova, e Massimiliano Ferrari, Piacenza.

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    Radio Radicale
    direttore, Giancarlo Loquenzi; redattori: Vito Accardo, Alessandro Amati, Stefano Anderson, Aurelio Aversa, Andrea Billau, Rita Bernardini, Massimo Bordin, Laura Cesaretti, Lorena D'Urso, Claudio Landi, Bruno Luverà, Bruno Ruggiero, Marco Taradash, Sergio Vetta. La rassegna stampa estera: Ida Baldi, Ada Pagliarulo, Paolo Valenti. L'archivio: Paolo Apulia, Livia Pica, Delfina Steri. I tecnici: Amedeo e Lorenzo Bruschi, Dario Centofanti, Marco Marcellini, Claudio Mori, Paolo Occhi, Alessandro e Paolo Teodori. Coordinamento: Lara Occhi, Fabio Franceschetti. Centralino: Paolo Pani, Marina Lanza.

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    gli "onorevoli"


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    i "senza pietà"


    rené andreani

    Rene' Andreani. Manager di un importante Fondo di investimento, folgorato da Pannella sulla Piazza Navona, ho imbelinato giacca e cravatta e mi sono messo a fare anch'io il cialtrone per strada.
    "Sì, folgorato sulla via di Damasco (...) ho imbelinato giacca e cravatta e mi sono messo anch'io a fare il cialtrone per strada".
    Andreani Renato, detto René, 49 anni, è uno dei pochissimi, forse l'unico che, pur avendone diritto, ha rinunciato a sedere in Parlamento. "Ho voluto dimostrare che ancora oggi si può fare politica senza l'unico scopo di conquistare una poltrona. È stata una prova di coerenza soprattutto verso alcuni radicali che, dopo tante promesse, non se la sono sentita di ruotare, ma anche un modo per contestare l'attuale parlamento partitocratico". Accadeva nel 1983. Ex-manager della finanza folgorato da Pannella, René ha ormai smesso giacca e cravatta, ma non rinuncia ad applicare le tecniche di persuasione all'americana. Candidato anche nelle politiche del 1983, è primo dei non-eletti nel collegio di Genova.

    "Sul sistema di votazione, noi siamo per l'uninominale secco, all'inglese: chi è eletto è eletto, e chi non lo è resta a casa. È l'unico modo per spazzare via le burocrazie di partito, i vari portaborse e i culi di piombo che da anni vivono nelle segreterie politiche. E chiediamo subito gli Stati Uniti d'Europa, continuiamo la battaglia intrapresa da Altiero Spinelli". Da quando ha incontrato i radicali, René ha digiunato, marciato, promosso manifestazioni e azioni dirette, e ha un pallino: l'autofinanziamento. Se partecipate ad una manifestazione radicale, lo vedrete di sicuro con la sua cassetta dei contributi, pronto a chiedervi tutto quel che potete dare. Ma come mai c'è in Italia un manager in meno e un attivista radicale in più?

    "Era il 1976, e vendevo fondi d'investimento. Io ho iniziato nel 1965 con Bagnasco, quando i fondi erano ancora sconosciuti. Poi l'Imi, la "Fundus" di Agnelli, e Marzotto. Avevo il mio ufficio a Piazza Navona, e 150 agenti che prendevano ordini da me. E un giorno, c'è Pannella che tiene un comizio in Piazza Navona. L'ho ascoltato, l'ho conosciuto. Ci ho pensato un po' su e ho deciso di cambiare vita. Sì, folgorato sulla via di Damasco: ho capito che il mio doppiopetto grigio fumo di Londra, il cappottino di cammello, non avevano senso. Ho lasciato la carriera e la possibilità di fare un bel po' di quattrini, ho "imbelinato" giacca e cravatta e mi sono messo anch'io a fare il cialtrone per strada. Mia moglie ha capito, e condivide le mie scelte. Ma le tecniche americane mi sono rimaste nel sangue, in fondo perché sono le più giuste e dirette. E le più semplici: basta guardare la gente negli occhi, saper ascoltare. saper parlare. L'unico impegno è quello di cercare sempre, nel dialogo, di trovare la verità".

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    maurizio turco

    Catania, maggio 1988, si raccolgono firme per gli Stati Uniti d'Europa. Dal 1994 al 1999, Maurizio Turco (al centro nella foto) è stato assistente di Emma Bonino nella Commissione europea.
    Catania, maggio 1988, si raccolgono firme per gli Stati Uniti d'Europa. Dal 1994 al 1999, Maurizio Turco (al centro nella foto) è stato assistente di Emma Bonino nella Commissione europea.
    Maurizio Turco è nato nel 1960 a Pulsano, in provincia di Taranto. Diplomato enologo, ha messo da parte gli alambicchi per dedicarsi alla politica. Con grande gioia dei suoi colleghi, che hanno un pericoloso concorrente in meno. I suoi vini hanno vinto diverse medaglie d'oro a concorsi nazionali.

    Nel 1981 fonda la Consulta regionale pugliese contro lo sterminio per fame; è tra i promotori delle campagne antinucleari in Puglia, dove una centrale nucleare dovrebbe sorgere ad Avetrana.

    Di politica, per la verità, si occupa anche per ragioni di sopravvivenza, al suo paese, per affermare il diritto al lavoro di una cooperativa di giovani. Angherie e ingiustizie, ricatti della partitocrazia e della mafia locale, cui Maurizio risponde colpo su colpo con azioni politiche democratiche e nonviolente, fino allo sciopero della fame e della sete, con comizi in piazza, con la denuncia pubblica alla Magistratura perché avvii le inchieste sulla mafia del lavoro, sui traffici agricoli, sugli intrecci tra criminalità e politica. Siamo infatti nel feudo di Caroli, di Signorile e Rocco Trane.

    Nel 1982, quando il Partito radicale avvia la prima "campagna sopravvivenza" per l'attuazione del Manifesto-appello dei Premi Nobel contro lo sterminio per fame, Maurizio Turco fa parte del Consiglio federale del Pr, e da allora, quasi giorno e notte ininterrottamente, Maurizio vive a Torre Argentina, lavorando instancabilmente. Di lui si dice che è una bestia, un terrorista, un senza pietà. È noto e temuto per il suo eloquente mutismo, e per la fede incrollabile. È stato direttore di "Notizie radicali"; attualmente ricopre l'incarico di vicetesoriere del Partito.

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    gli "spaccaballe"


    sergio d'elia

    Sergio D'Elia (ultimo a sinistra) con Rocco Martino (ex Prima Linea) e Adelaide Aglietta al Congresso radicale del febbraio 1987: Siamo venuti qui per rinnovare una promessa e per fare una consegna. Vi consegnamo l'organizzazione terroristica Prima Linea, ci consegnamo al partito della nonviolenza.
    Sergio D'Elia (ultimo a sinistra) con Rocco Martino (ex Prima Linea) e Adelaide Aglietta al Congresso radicale del febbraio 1987. "Siamo venuti qui per rinnovare una promessa e per fare una consegna. Vi consegnamo l'organizzazione terroristica Prima Linea, ci consegnamo al partito della nonviolenza".
    Sergio D'Elia ha trentasei anni, e vive a Roma: di notte nel carcere di Rebibbia, di giorno nella sede del Partito radicale di corso Rinascimento. Il detenuto D'Elia sta scontando una condanna a trent'anni, ed è ammesso al beneficio del lavoro esterno ai sensi dell'art. 21 della legge Gozzini.

    Nel 1976, studente di Scienze Politiche a Firenze, Sergio D'Elia aderisce all'organizzazione terroristica "Prima Linea", e fa parte del Comando Nazionale, con Marco Donatt-Cattin, Sergio Segio, Susanna Ronconi, Nicola Solimano, Roberto Rosso. Viene arrestato nel maggio '79, a Firenze.

    "Li chiamavamo compagni assassini - ha scritto Marco Pannella - perché sentivamo, noi nonviolenti, di essere loro fratelli, ai due estremi; in mezzo, la grande massa degli inerti, degli indifferenti". "E noi - dice D'Elia - con la nostra intelligenza ingenua e straziante, guardavamo a voi radicali, come a persone dall'intelligenza lucida e caritatevole".

    "Nel 1983, Prima Linea si scioglie: con la quasi la totalità dei militanti, che si trova riunita per il processo, nel carcere di Firenze prima, di Bologna poi, discutiamo in un convegno della fine della nostra lotta armata, e decidiamo di sciogliere l'organizzazione terroristica. D'ora in poi, come militanti di "PL" saremo uniti da vincoli umani, sciolti nel magma delle "aree omogenee" che, prima a Rebibbia, poi in altre carceri si stanno formando: aree dove siamo rinchiusi, insieme, ex-appartenenti a organizzazioni molto diverse, rossi e neri insieme. È stata la nostra formazione "transpartitica", e sarà il segnale, dall'interno delle gabbie, per l'uscita dall'emergenza, per la fine degli anni di piombo.

    "Il Partito radicale e i radicali li conosciamo da sempre. Quando apprendemmo della decisione di preparare la chiusura, nel 1986, abbiamo deciso di iscriverci: compatti, non solo gli ex di "PL", ma tanti compagni dell'Area Omogenea, da Rocco Martino a Luca Frassineti... Abbiamo avvertito la necessità di costituire un partito-procedura, un partito-regola, un partito-progetto, e non c'è dubbio sulla voglia di buona fede dei radicali, che di un partito-sedia, di un partito-poltrona non sanno che farsene. Ci siamo iscritti per fare un partito del rispetto delle regole del gioco, un partito della buona educazione e della qualità, un partito dell'educazione sentimentale al servizio della democrazia. Perché a tutti noi dispiace terribilmente, di aver fatto la lotta armata, ma, se questo è possibile, ci dispiace ancor di più non aver fatto fin da subito la democrazia. Prima Linea l'abbiamo sciolta nel 1983; nel 1987, l'abbiamo consegnata, ci siamo consegnati, mani e piedi, corpo e anima finalmente liberati, ai compagni radicali, durante il Congresso dopo la vittoria dei 10.000 iscritti. Ci siamo consegnati alla Prima Linea nonviolenta radicale, più allegra e gioiosa, come patto puro di moralità e di non indifferenza. Alla politica, tutti volontariamente ci autocondanniamo: ed è una condanna alla ricerca della felicità.

    "Siamo sieropositivi, siamo venuti in contatto con il virus della libertà. Ora, dietro quelle sbarre, noi siamo un po' più liberi, un po' più felici. Nel 1987, abbiamo svolto a Rebibbia le riunioni della Commissione incaricata di redigere il progetto di partito transnazionale e le modifiche allo Statuto. Vi partecipavano il Segretario, il Presidente, vari deputati radicali. Per ore e ore, a Rebibbia, discutemmo di come creare, su quali basi, un partito per la libera circolazione degli uomini e delle idee...In carcere impiantammo una stazione di lavoro informatizzata con un microcomputer, e da compagni detenuti, redigiamo i verbali, predisponiamo bozze di lavoro, documenti, relazioni del dibattito."

    Sergio D'Elia da qualche mese ha ottenuto l'ammissione al lavoro esterno. È lì piantato a Corso Rinascimento, autocondannato alla politica. "È un gioco bellissimo, la democrazia, ma certo, non è l'unico possibile: bisogna voler giocare. La democrazia francese è nata in una puzzolente palestra, tra il primo e il secondo tempo di una partita alla pallacorda. La democrazia americana è nata in mezzo al mare: quando quei "Figli della libertà" in braghe da bagno salirono sulle navi inglesi per buttare in acqua le balle di té. Fu il "Boston Tea Party", e poi fu la rivoluzione. La rivoluzione, soprattutto quella democratica, si può farla dappertutto, non esistono i luoghi deputati, come per l'amore. Ma tre cose, almeno, sono fondamentali: il rispetto delle regole, che è un dovere, le buone maniere, che sono un piacere, e il riconoscimento della qualità. Perché Pannella non ce l'ha fatta? Perché questi nostri governanti sono delle canaglie, dei prepotenti che se la prendono con quelli più piccoli e deboli, come ragazzacci di strada. Non han rispetto delle regole, se ne fregano delle buone maniere, e non sanno riconoscere la qualità. Io comunque, se fossi nei panni di Pannella, sarei al settimo cielo, perché quel che si è prodotto a favore della sua persona è un fatto eccezionale, clamoroso, paragonabile solo alle diecimila iscrizioni raccolte due anni fa dal Pr. Ma il consenso sulla persona è un fatto un po' diverso, più difficile ancora da realizzare. Quando siamo partiti con l'Appello, con i primi dieci, venti nomi, non pensavamo che saremmo arrivati a tanto. E poi, giocando, abbiamo mano mano capito quel che stava succedendo, l'onda che montava. Per essere una vera campagna uninominale, all'inglese, a Marco mancava un avversario: mancava proprio il competitore, o meglio, mancavano i competenti. E infatti, vedi, alla fine i due prepotenti hanno nominato due incompetenti...".

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    gaetano dentamaro

    Bucarest, 19 aprile 1982, azione diretta del Partito radicale nelle capitali dei paesi del Patto di Varsavia. Gaetano Dentamaro arringa la folla su pace, disarmo, nonviolenza, sterminio per fame. Il regime di Ceausescu lo trattera' con il guanto di velluto.
    Bucarest, 19 aprile 1982, azione diretta del Partito radicale nelle capitali dei paesi del Patto di Varsavia. Gaetano Dentamaro arringa la folla su pace, disarmo, nonviolenza, sterminio per fame. Il regime di Ceausescu lo trattera' con il guanto di velluto.
    Alias "lo sciamannato", "The Walker", "Ma chi è lei, Marco Taradash?" (la gente per strada). Nato alle ore 18.30 del 19 settembre 1962, a Siracusa. Esercita il mestiere di giornalista spaccando le balle alle gente per strada con le sue interviste. In sei anni, è stato aggredito solo una decina di volte.

    Affermatore di coscienza, ha rifiutato di prestare il servizio di leva, ed è in attesa di giudizio: rischia da due a quattro anni di carcere. Iscritto al Partito radicale dal 1977, ha militato in quasi tutte le campagne politiche, referendarie ed elettorali. Organizzatore di manifestazioni e azioni dirette nonviolente nei paesi dell'Est (1982, 1985, 1988), è stato espulso dalla Turchia e dalla Yugoslavia. Nel 1983, con altri compagni radicali, è stato arrestato per l'invasione nonviolenta della base aerea di Comiso, in Sicilia. È stato membro del Consiglio federale nel 1985 e nel 1986, e dell'Assemblea Federale Consultiva nel 1987.

    Gli hanno detto: "Bugiardo, imbecille, fascista" (Maria Teresa Di Lascia, in Congressi e assemblee pubbliche). "Spacciatore di cocaina, quando te ne vai da questo partito?" (******** *****, rigorosamente in assenza o dell'interessato, o di testimoni). "Vaffanculo, va bene, sei uno stronzo, va bene, una testa di cazzo, va bene" (Sergio Stanzani, conversazione telefonica, dicembre 1988, a proposito della stesura di questo libro). "Tu ci vorresti prendere tutti per il culo, ma io non mi faccio prendere per il culo da uno come te" (Gianfranco Spadaccia, abbandonando l'aula del Consiglio federale durante un suo intervento-fiume, settembre 1985). "In galera!!!In galera!!!" (il Consiglio federale inferocito, medesima seduta). "Obiettori fuori, Dentamaro dentro!!!" (il Congresso radicale alla fine di un suo intervento, novembre 1986). "Grazie, perché si è tanto arrabbiato con me, ma mi ha aiutata a crescere" (Ilona Staller, Congresso radicale, gennaio 1988). "Maledetto il giorno in cui mi sono imbarcato in un'avventura con lui" (Ren‚ Andreani, almeno due volte al giorno durante la campagna per Pannella Commissario Cee). "Io personalmente gli menerei dieci volte al giorno, ma è uno che fa benissimo il suo mestiere" (Marco Pannella, durante un comizio a Catania, luglio 1988).

    E ora una breve intervista. "Dentamaro, una tua opinione sul Partito radicale". "Ottimo. Ottimo partito, ottime persone, ottimi amici". "A Gaetà, ma chi t'offà fà?". "Siamo in missione per conto di Dio".

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    maria teresa di lascia

    Maria Teresa Di Lascia. Stroncata da un tumore, e' morta nel settembre 1994. Aveva appena terminato il suo secondo romanzo, Passaggio in ombra. Pubblicato da Feltrinelli, ha vinto il Premio Strega 1995.
    Maria Teresa Di Lascia ad una manifestazione contro lo sterminio per fame, agosto 1982. Stroncata da un tumore, e' morta nel settembre 1994. Aveva appena terminato il suo secondo romanzo, Passaggio in ombra. Pubblicato da Feltrinelli, ha vinto il Premio Strega 1995. Tradotto in numerose lingue, è stato segnalato come una rivelazione della letteratura italiana contemporanea.
    Maria Teresa Di Lascia, nata a Rocchetta S. Antonio, in provincia di Foggia, il 3 gennaio 1954. Misure vitali da autentica pin-up e reginetta tap-model. Occhi azzurri. Capelli finissimi, biondo cenere. Autori preferiti: Yourcenar, Morante, il Marquez di "Cent'anni di solitudine" e, naturalmente, Pannella. Cantanti preferiti: Mina, Battisti, i Rolling Stones. Specialità culinarie: pasta e cavolo, fagioli e scarola, minestrone alla Maria Teresa. Passatempi&hobbies: Mimina, la gatta raccolta per strada, che non contraccambia. Scrive il suo primo romanzo. Sotto il pelo lucido della pantera sonnecchiano le arruffate penne di "dolce e remissiva" gallina, che abbandona gli studi di medicina perché scopre che la politica è molto più feroce. Nel 1981-82 è vicesegretaria del Pr (Pannella segretario) e da allora è angelica paladina full-time delle campagne radicali. Nel 1987 subentra alla Camera dei Deputati, dunque è anche On. Dieci giorni dopo, si sciolgono le Camere, ma non per colpa sua. Nubile. Perché non ha trovato marito?

    Domandatelo a chi ne ha chiesto la mano, e ascolterete l'imbarazzo di chi è stato respinto. Se le chiedete perché cerca marito, risponderà altezzosa che "una donna ha sempre bisogno di un uomo accanto, altrimenti non può fare tutto quello che vuole esattamente come se lui non ci fosse". La verità è che quel che Maria Teresa cerca è merce di fino che non si trova in tutte le piazze. Per il suo rango, necessita al fianco di un aitante lupo di nobili origini, di solido patrimonio materiale e spirituale, affascinante e coraggioso, sottile nel ragionamento e caritatevole nelle passioni, che l'ami senza perderla e la cui assenza sia l'attesa gioiosa nella certezza del ritorno... A.A.A.aspiranti cercansi inadeguati perditempo astenersi.

    (Le regole di cavalleria impongono ai cavalieri di offrire con priorità assoluta la propria opera alle donzelle in pericolo o necessitose d'aiuto. La biografia di Maria Teresa è perciò in forma d'appello, con un fermo richiamo. Oh Voi, nobili Cavalieri, rompete gli indugi, e così come vuole la Regola, fatevi avanti per domandare in isposa colei che è la più splendida e dolce tra le creature. Chi ha orecchie per intendere, intenda. Ndr).

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    simona pazzarelli

    Una voce al telefono. Una vera spaccaballe. Meglio non indagare.

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    andrea tamburi

    Trieste, 25 gennaio 1989
    Caro Sciamannato,

    Andrea Tamburi. È stato ucciso nel 1994, a Mosca , dove organizzava le attivita' del Partito radicale. Vittima di un incidente stradale, come vorrebbe la Polizia russa o di un'aggressione deliberata, letale, tra le molte subite dai radicali moscoviti in quel periodo? L'inchiesta della magistratura di Firenze si Ë conclusa con un'archiviazione: omicidio ad opera di ignoti.
    Andrea Tamburi. È stato ucciso nel 1994, a Mosca , dove organizzava le attivita' del Partito radicale. Vittima di un incidente stradale, come vorrebbe la Polizia russa o di un'aggressione deliberata, letale, tra le molte subite dai radicali moscoviti in quel periodo? L'inchiesta della magistratura di Firenze si Ë conclusa con un'archiviazione: omicidio ad opera di ignoti.
    Ecco la mia biografia spaccaballe. Sono nato a Firenze nel 1948. Il mio titolo di studio è la terza avviamento commerciale, una scuola che adesso non esiste più, ed è un vero peccato. Fino al 1981, avevo sempre votato Pci, un voto contro il sistema, contro la Dc soprattutto. Che bucaiolo. Il Partito radicale l'ho conosciuto allora, quando cominciò le iniziative sul Manifesto-appello dei Premi Nobel contro lo sterminio per fame. Io non ho mai avuto problemi di peso, forse perché assimilo poco, ma non mi sono mai tirato indietro di fronte a un salame o ad una caciottina toscana. L'idea di persone, e milioni di persone, sterminate dalla fame rischiava di rovinarmi l'appetito. Così ho fatto un riesame delle mie convinzioni, e delle posizioni del Pci e ho scoperto di essere radicale, libertario e nonviolento, e ho preso la tessera. Per un po' mi sono limitato all'obolo del quattrino, poi con le elezioni del 1983 ho cominciato la militanza. Per il deposito delle liste elettorali, facevo i turni di notte al Tribunale di Firenze, spalla a spalla con i duri delle Case del Popolo. I compagni del mio ex-partito erano certi di conquistare, con le buone o con le cattive, il primo posto sulla scheda. Noi eravamo arrivati prima, come quasi ovunque, ma ovviamente contro la forza non valse la ragione. Rimediammo insomma un sacco di botte. Ma che bel partito. Fortuna che di questi tempi nel Pci tira un'altra aria. Ma certi stalinismi saranno duri a morire.

    Nel frattempo, mi baloccavo con un magazzino di componenti elettronici. Guadagnavo la mia onesta pagnotta e anche il companatico, ma la testa era altrove. Nel 1985 la mia prima azione nonviolenta, il volantinaggio clandestino in Yugoslavia, con Olivier Dupuis, Vincenzo Donvito, Lucio Berté e altri compagni. Quando finalmente ci facciamo acchiappare, abbiamo distribuito decine di migliaia di volantini e appiccicato migliaia di adesivi, nei cessi pubblici, di bar e ristoranti, nelle cabine del telefono. Parola d'ordine: Yugoslavia democratica, nella Comunità Europea. Veniamo arrestati ed espulsi. In Yugoslavia sono tornato l'anno scorso, in occasione della partita di calcio amichevole con l'Italia. Di nuovo espulso. Questa volta non erano di gradimento per le autorità gli striscioni che, con Maria Teresa, lo sciamannato, Massimo Lensi, Mario Cocozza e Caterina Caravaggi, abbiamo aperto sulle gradinate. Yugoslavia nella Cee, c'era scritto, in italiano e sloveno. Sono stato espulso anche dalla Cecoslovacchia, per la manifestazione radicale in Piazza San Venceslao, a vent'anni dall'invasione sovietica. È stato così, tra una manifestazione nonviolenta oltrecortina e una bolla d'accompagnamento per cinquemila circuiti stampati, che ho cominciato a pormi la domanda: cosa farò da grande? Allora mi hanno detto: Ehi, ma tu sei già grande. E ho deciso di fare l'Europa. Subito dopo la nomina dei Commissari ho fatto su lo spazzolino da denti e mi sono trasferito a Trieste, sede calda d'iniziativa radicale nonostante la bora. Qui andiamo veramente al massimo, e in questo momento modestamente credo di essere tra le prime dieci energie di questo motore radicale. Con la terza avviamento commerciale, ebbene sì.

    Caro René, radical-yuppie che vendi le utopie di Pannella come fossero multiproprietà, caro sciamannato indispensabile fuori di capo, qui sono in compagnia della Licia, dell'"Inutile", del Segretario Federale Sua Monnezza Sandro Ottoni (Monny per gli amici), e per non sentire troppo la vostra mancanza, vi invitiamo caldamente all'inaugurazione della nuova sede radicale, addì 11 febbraio 1989. Non mancate!

    Vi abbraccio, Andrea.


    Ps: Dimenticavo i pensierini su Pannella e Partito radicale. Pannella. Pannella fortunatamente è il massimo dell'egocentrismo: e chi l'ammazza. Il Partito radicale. Qui il discorso è più complesso. Prendiamo l'esempio della Fiorentina: e se si sciogliesse, la Fiorentina? Se il conte Pontello si tirasse da parte? Il conte Pontello apprenda la lezione da quei radicali che non lo vogliono chiudere questo baraccone di partito. E poi faccia, per il bene di Firenze e della Fiorentina, l'esatto opposto. Io penso che si starebbe tutti più sereni."

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    i supermilitanti


    massimo tanzarella

    "Sono nato a Palermo il 27 gennaio del 1951. Ho studiato linguistica e psicologia all'Università di Roma e di Strasburgo. Da qualche anno vivo in Valle d'Aosta, dove insegno francese al liceo classico. Sono sposato e ho due figli, perfettamente bilingue.

    Radicale da sempre, ho deciso di dedicarmi alla politica attiva nel maggio 1988, in occasione delle elezioni regionali. Il mio obiettivo è duplice: partecipare alla battaglia federalista e transnazionale, in cui mi identifico profondamente; e creare nella mia regione adesione e consenso sulle iniziative del Partito radicale: per ovvie ragioni. Se penso alla situazione radicale in Val d'Aosta, percepisco la presenza nascosta di zolle fertili, ma come ricoperte dal deserto, quasi uniforme. Negli ultimi tre mesi, ho lavorato quasi da solo. Il motivo è semplice: i compagni di vecchia data sono poco o punto motivati ed i molti nuovi simpatizzanti non vogliono dirsi ancora compagni, iscritti. Si tratta quindi creare e rinnovare ad un tempo. Non è cosa facile. Ma non mollerò. Desidero però essere realista. Sento la necessità di impegnarmi attivamente per la comunità in cui vivo, e lo farò ancora per le prossime elezioni comunali, e per le elezioni europee, ma se per allora non si sarà costituito un nucleo di persone, credo che dovrò chiudere questo periodo di impegno, perché so che per cambiare le cose bisogna organizzarsi, non isolarsi, riconoscersi. Non siamo indipendenti l'un dall'altro, ma interdipendenti.

    Comunque, nel frattempo, mi occupo di antiproibizionismo, e ho già organizzato tavoli di raccolta firme e una conferenza, cui ha partecipato il Gen. Ambrogio Viviani, sull'abolizione del servizio di leva. In ambedue le occasioni, la risposta del pubblico è stata ottima.Mi appello ai giornali locali, perché diano informazione, e rafforzo un dialogo costruttivo di collaborazione con quelle forze politiche, o con alcuni esponenti di esse,che sanno mostrarsi mobili e aperte, contro la miopia, la corruzione, la chiusura, l'antifederalismo di fatto del potere locale.

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    vittorio pezzuto

    Vittorio Pezzuto nasce a Genova il 16 agosto 1966, da madre francese e padre italiano, di cui rimane orfano all'età di otto anni. Per dieci anni nello scoutismo cattolico, approda al Partito radicale nel 1983, nel pieno della battaglia contro lo sterminio per fame. Da allora, si affianca a René Andreani, e con lui forma una delle coppie più affiatate e inossidabili del Pr. Partecipa a digiuni di dialogo, ad azioni nonviolente, alle campagne politiche radicali: partecipa a tutti i Congressi, "e il compito del Congresso -dice- è di volta in volta quello di individuare obiettivi prioritari".

    Sempre al fianco di René Andreani, dà vita alla rete due di radio reporter a Genova, un progetto radiofonico unico in Italia. Il palinsesto dell'emittente prevede programmi in lingua straniera, spazi d'informazione gestiti direttamente da oltre quaranta associazioni tra le più diverse, la trasmissione in diretta delle sedute del Consiglio comunale, e la possibilità per centinaia di cittadini di esprimersi direttamente attraverso Fili diretti e interviste per strada. Radio reporter - rete due vince il primo premio, dopo un anno di attività, nel concorso Rai aperto a tutte le radio italiane, nel 1986.

    Dall'ottobre 87 è Segretario dell'Associazione radicale per l'informazione. Al Congresso radicale del 1988, a Bologna, è il primo firmatario di un emendamento che chiede la chiusura automatica del Pr se nell'anno politico non saranno raggiunte almeno quindicimila adesioni, di cui almeno 3000 fuori d'Italia. "L'emendamento -racconta Pezzuto- fu respinto a larghissima maggioranza, ma ebbe però l'effetto di rendere evidente a tutti la profonda differenza d'opinioni tra Marco Pannella e il resto della dirigenza radicale compatta nel non voler mettere in discussione la vita e il ruolo del partito stesso". Al Congresso, è eletto consigliere federale.

    "Sono convinto che la forza del partito va misurata oggi più che mai con il metro dell'autofinanziamento. Per questo ho fondato quest'anno a Genova l'Associazione radicale per i sessanta milioni di lire. Sessanta milioni a Genova per gli Stati uniti d'Europa, per la difesa della fascia di ozono, per la lotta antiproibizionista. Vi sembrano poi così tanti?!?".

    Nella raccolta delle adesioni per la nomina di Pannella a Commissario Cee è in prima linea, e non gli sfuggono le firme delle personalità più prestigiose della regione. Organizza anche i tavoli per la raccolta e l'invio dei telegrammi alla Presidenza del Consiglio.

    Laureando in Scienze Politiche dopo studi brillanti, sta preparando una tesi sul comportamento della stampa sulla vicenda di Enzo Tortora.

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    annamaria biancalani

    "Ho trent'anni. Mi sono iscritta al Pr nel 1987, ma la mia prima "croce" alle elezioni politiche, nel 1976, fu già sulla rosa nel pugno. In questi due anni, partecipando ai Congressi, e a varie assemblee radicali, ho capito che c'è bisogno di chi riesce a far ricordare alla gente che c'è anche un altro modo di far politico, oltre quello delle bustarelle, o delle pistole. Sì, anche a Grosseto dev'esserci qualcuno che ti ferma per strada e ti chiede una firma, per difendere l'ozono, per fare l'Europa unita, per smetterla con il proibizionismo sulle droghe. qualcuno che abbia anche la faccia tosta di chiederti 1000 lire, e in cambio ti dà un giornale, e ti chiede di leggerlo. A me è capitato di non mangiare per 12 giorni: ho digiunato per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza. In tre giorni, a Bruxelles, nel l987, abbiamo organizzato ben cinque manifestazioni, per farci almeno vedere dai Ministri riuniti per il vertice europeo.E mi sono impegnata a raccogliere adesioni per Pannella alla Cee: i segretari delle forze politiche locali, i sindaci della provincia, persone dal mondo della cultura e del sindacato. Questo è l'inizio della mia storia radicale, perché sento che con il partito radicale, con il partito della nonviolenza ci sono ancora tante cose da fare, e tante battaglie da vincere".

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    maurizio gubinelli

    Nato nel 1945, a Roma, risiede a Bergamo da tredici anni, di professione è insegnante di scuola media superiore. È iscritto al Pr dal 1982.

    "Sono compagno di strada e amico dei radicali da sempre, la mia esperienza prima di militante del Pci, poi di "sessantottino" maoista non mi ha impedito di essere partecipe della battaglie radicali per il divorzio, l'aborto, i diritti civili.

    In questi anni di militanza a Bergamo, città bianca del compromesso polacco rovesciato, ho cercato di creare politica e presenza radicali degne di questo nome, e soprattutto nella battaglia per la giustizia, per Tortora, per l'Europa.

    Se un giorno mai scrivessi un libro, lo intitolerei "Elogio della politica", e lo dedicherei a Marco Pannella. Perché è solo per la politica fondata sui valori che vale la pena di dare il meglio di noi stessi. Ritengo Marco Pannella una delle intelligenze politiche tra le più geniali del nostro tempo. Il consenso straordinario che egli ha ricevuto da parte di centinaia di personalità della politica, della cultura, testimonia dell'enorme credito, e del prestigio internazionale di cui Marco gode. Mi chiedo quale altro uomo politico italiano o europeo sarebbe stato in grado di ottenere sul suo nome una così straordinaria messe di consensi. Purtroppo hanno ancora vinto gli gnomi della politica, i piccoli uomini che ci governano, e che hanno deciso di bloccare la sua candidatura non solo per logiche clientelari, ma soprattutto, credo, per la paura, l'angoscia di doversi misurare con le sue proposte, con l'intelligenza disarmata e disarmante di Marco. Con Marco commissario, i tanti fautori dell'Europa solo a parole non avrebbero avuto vita facile. Fino a quando la cultura e il coraggio dovranno fare la fila dietro le mediocrità e la paura, ad aspettare che venga il loro turno? Spero proprio che non si arrivi a toccare il fondo, della disgregazione e dell'impotenza, perché finalmente scocchi quell'ora".

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    elio vito

    Nato nel 1960, laureato in Sociologia. Consigliere comunale di Napoli. Iscritto al Partito radicale dal 1977, partecipa a tempo pieno alle attività del Partito dal 1984, collaborando con Marco Pannella eletto nel Consiglio comunale a Napoli nel 1983. S'impegna per la Giustizia giusta, per le vicende politico-giudiziarie napoletane, sostiene Enzo Tortora durante i processi.

    Nel maggio 85, è tra i promotori delle Liste civiche, laiche, verdi per le elezioni provinciali e regionali. Nel Partito radicale, è Consigliere federale nel 1986 e fa parte dell'Assemblea Federale consultiva nel 1987. Dall'aprile 1988, è subentrato a Marco Pannella nella carica di consigliere comunale.

    "La candidatura di Marco Pannella a Commissario Cee ha rappresentato la concreta possibilità di proporre un cambiamento radicale nella vita politica, non solo italiana, per il metodo con il quale è stata proposta, nonostante le consuete censure e ironie, all'attenzione e al giudizio del mondo scientifico, culturale politico e civile, ottenendo un vastissimo consenso, e per il fatto che ha espresso la non più sopprimibile esigenza che a rappresentarci sia di volta in volta, in tutti gli incarichi, la persona più adatta a quella responsabilità specifica e che sia espressione di un effettivo consenso e non di una misera lottizzazione. Del resto, un'ulteriore prova del successo e della forza dell'iniziativa deriva dalla constatazione che, tra quanti non si sono espressi favorevolmente, nessuno ha dato giudizi di merito sulla candidatura, ma si è stati costretti ad usare argomentazioni del tutto estranee al suo contesto".

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    licia ghersina

    "Ho 61 anni, sono pensionata, nel Partito radicale milito da quasi un decennio, sono iscritta dal 1980. Sono stata candidata alle elezioni politiche nel 1987, nella mia città, Trieste. Io credo nella nonviolenza, nei diritti umani, nel diritto alla vita, all'affermazione della coscienza. Ho digiunato, ho marciato, ho fatto sit-in, sono andata a manifestare in Yugoslavia davanti al carcere di Igi, vicino Lubiana, in terra slovena. Riuscimmo quella volta a visitare i giovani, ragazzi detenuti per le loro idee. Ricordo in particolare il digiuno del dicembre 1987, a cui parteciparono cinquanta persone d'ogni nazionalità europea, per la libertà dei resistenti alla guerra, giovani che sento tutti miei figli, fratelli del mio Paolo: obiettore anche lui, incarcerato anche lui. Io sono federalista, e sono convinta che dal progetto di partito transnazionale non si torna indietro. Sono legata ai refuzniks, agli ebrei russi che non possono emigrare, a Cherna Goldort per la cui libertà ho digiunato, ho raccolto firme su petizioni e appelli. L'ho conosciuta quest'anno al Congresso, continueremo insieme per la libertà di tutti.Ho partecipato a questa campagna per la nomina di Marco Pannella, sperando fino all'ultimo di farcela, perché era giusto farlo.

    Ed era lecito pensare di farcela. Sia chiaro, io credo che Pannella nell'istituzione europea,dovendosi dimettere da ogni altro incarico, con tutto l'apporto che ad essa avrebbe garantito, pure avrebbe forse lasciato un vuoto più grande ancora, nella società e nel partito radicale. Ma Pannella mi ha insegnato, a tutti i radicali, e penso che anche la classe politica dovrebbe averlo imparato, che bisogna, che ciascuno di noi può essere, pensare, agire come "uomo di governo": governo dei problemi, governo delle situazioni, governo dei sentimenti. E Pannella era certamente la persona adatta per garantire un punto saldo non solo ai radicali, ma a tutti coloro che non intendono fermarsi alle chiacchiere sull'Europa dei mercanti e il 1992, ma che intendono costruire giorno dopo giorno un'Europa, un mondo unito e libero, forte dei propri valori democratici. Senza questa dimensione, senza quest'obiettivo ambizioso in ciascuno di noi, nessuna ideologia, n‚ ecologia, n‚ cristianesimo, n‚ ordine e progresso avrebbero senso.

    La candidatura Pannella apparteneva più al resto della classe politica che ai radicali. Tutti, radicali e non, se ne sono accorti, e di questo qualcuno alla fine ha avuto paura. Col dialogo, con la tenacia della nonviolenza, cercheremo ora di supplire ai danni che la paura sempre, quando non la si affronta e non la si domina, crea a se stessi e per gli altri, affinché ciò sia d'aiuto anche a quel qualcuno che, pur comprendendo, paura ha avuto".

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    fausto minotti, detto faustino

    "Sono nato ad Almenno S. Bartolomeo in provincia di Bergamo 34 anni fa, e da trent'anni risiedo a Senago, un paese dell'hinterland milanese. Quindi bergamasco d'origine ma milanese d'adozione. Invalido civile, in quanto handicappato sin dalla nascita per una malattia delle ossa. Sono diplomato in ragioneria, e per questo forse mi è più facile, nelle cose, leggere il senso più pratico, cioè l’autofinanziamento.

    Il Partito radicale lo conosco dal 1976, ma mi sono iscritto solo nel 1983. Io sono un tavolinaro incallito, secondo me i radicali "nascono sotto i tavoli". Così ho appassionatamente sostenuto varie campagne referendarie, ma mi sono sentito coinvolto soprattutto dalle campagne contro lo sterminio per fame nel mondo, e per la giustizia. Sono un amante delle grandi iniziative, dei progetti ambiziosi, perché penso che se non si affrontano i problemi più generali dell'umanità, è impensabile risolvere quelli più particolari. Ma scusate, come è pensabile che questa "politica" incapace di affrontare seriamente un problema come quello della fame nel mondo, sia capace invece di affrontare e risolvere il problema degli handicappati, del disoccupato o di chi è senza casa? Sono poco convinto delle piccole lotte locali, che il più delle volte servono solo a noi stessi ma non sono la chiave che serve ad aprire la porta per un futuro migliore per tutti.

    Se ho deciso di impegnarmi nel cercare adesioni, fare telegrammi, inseguire persone, coordinare un po' la faccenda qua su a Milano, per la nomina di Marco Pannella alla Commissione Cee, è perché lo conosco, e so innanzi tutto che "Lui" è una garanzia per tutti, sul piano della democrazia e del rispetto delle regole. Marco Pannella, e io con lui, sta lottando da decenni per lo sviluppo della democrazia, della speranza, per la vita e per il diritto. Tenacia, tolleranza, dialogo, nonviolenza, sono le sue armi e la sua forza.

    Anche se lo speravo, non mi ero fatto illusioni sulla sua nomina. Quando la spartizione mafiosa prende il posto delle regole della democrazia, cosa ti puoi aspettare? Ma la speranza e la voglia di lottare sono più vive che mai".

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    i commissari europei del 1988

    FRANZ H.J.J. ANDRIESSEN - OLANDA

    Nato a Utrecht il 2 aprile 1929. Laureato in Diritto, è stato Ministro delle Finanze, e il 5 gennaio prossimo inizierà il suo terzo mandato come Commissario Cee. È stato responsabile per i Rapporti con il Parlamento europeo, e dal 1985 ha assunto la direzione della Politica Agricola comunitaria. In pratica è stato responsabile degli aggiustamenti necessari per limitare la produzione agricola evitando le produzioni eccedentarie e gli sprechi agricoli. Nella nuova Commissione, è incaricato delle relazioni esterne e della politica commerciale, e della Cooperazione con gli altri paesi europei.

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    MARTIN BANGEMANN - REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA

    Liberale, 53 anni, nello scorso mese di maggio pose la sua candidatura alla successione di Delors alla Presidenza della Commissione Europea. Ma già aveva destato sorpresa la sua decisione di abbandonare, per la carica nella Commissione Europea, la Presidenza del Partito liberale e il Ministero dell'Economia, che ricopriva dal 1984. I suoi critici mettono in evidenza il suo scarso tatto, insufficiente forse per aspirare a pilotare la Commissione. Attualmente il suo incarico è per il Mercato interno e gli affari industriali, oltreché per le Relazioni con il Parlamento.

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    LEON BRITTAN - REGNO UNITO

    Ex-ministro dell'Interno e dell'Industria, Brittan è considerato uno dei fedelissimi di Margaret Tatcher. Il nuovo leone britannico succede al prestigioso lord Cockfield, eccessivamente europeista secondo l'opinione di Downing Street. La designazione di Brittan, avvenuta nel mese di luglio, è stata la prima della lista delle sostituzioni avvenute senza consultare il Presidente Delors, molto irritato dal fatto che nessuno gli abbia chiesto con chi avrebbe preferito lavorare nel corso del prossimo mandato della Commissione. Con le affascinanti insegne di Consigliere privato e Patrocinante per la Corona, si occuperà della Politica della concorrenza e delle Istituzioni finanziarie.

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    ANTONIO CARDOSO E. CUHNA - PORTOGALLO

    Classe 1934. Ha vissuto gran parte della sua vita nella colonia di Angola, prima di rientrare in patria nel 1971. Un anno dopo, fu nominato Segretario di Stato per il Commercio Estero, e più tardi passò al dicastero dell'Industria. Nel 1980, come membro di Alleanza democratica, l'unione dei partiti conservatori, è nominato Ministro dell'agricoltura, incarico che ricopre fino al 1981, quando entra a far parte della Commissione europea incaricato della Pesca. Nel nuovo organigramma, avrà competenze nel settore Personale, amministrazione e traduzione; per l'Energia e l'agenzia EURATOM; per l'Artigianato, commercio e turismo; per l'Economia sociale.

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    HENNING CHRISTOPHERSEN - DANIMARCA

    Nato a Copenhagen l'8 novembre 1938. Laureato in Economia, è stato giornalista prima di dedicarsi alla politica. Ha ricoperto l'incarico di Presidente del Partito liberale nel 1977, l'anno successivo Ministro degli Affari Esteri nel terzo governo di Anker Jurgensen. Poi è passato alle Finanze, ed è stato Vice Primo Ministro dal 1982 al 1984. Entra a far parte della Commissione europea nel 1985. Nella nuova Commissione è incaricato delle Questioni economiche e finanziarie, del Coordinamento dei fondi strutturali, ed è responsabile dell'Ufficio statistico.

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    JACQUES DELORS - FRANCIA

    Nato nel 1925 a Parigi, l'attuale Presidente della Commissione europea sarà il secondo, nella storia della Comunità, ad aver ottenuto un secondo mandato, come riconoscimento dell'impulso da lui dato alla costruzione europea. Ministro per gli Affari Sociali nel 1969 nel gabinetto del Primo Ministro gollista Jacques Chaban-Delmas, nel 1974 s'iscrive al Partito socialista, e nel 1979 è eletto deputato al Parlamento europeo. Dopo la vittoria di Mitterand nel 1981, si occupa del settore economico prima di entrare nella Commissione nel 1985. Gli incarichi specifici sono: Segretariato generale e servizio giuridico; Questioni monetarie; Servizio del portavoce; Cellula di prospettiva; Servizio comune interpretariato e conferenze; Ufficio di sicurezza.

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    JEAN DONDELINGER - LUSSEMBURGO

    58 anni, il nuovo Commissario lussemburghese sostituisce Nicola Mosar, responsabile dell'Energia. È un diplomatico veterano, per un quarto di secolo è stato ambasciatore del Gran Ducato presso la Comunità europea. Primo rappresentante della missione dal 1961, ne divenne il capo nel 1984. Il suo principale obiettivo a Bruxelles sarà quello di impedire che qualunque istituzione europea, tra quelle che hanno attualmente sede a Lussemburgo, lasci il suo piccolo paese. Nella Commissione, più specificamente, si occuperà di Questioni dell'audiovisivo e politiche culturali, d'Informazione e comunicazione, di Europa dei cittadini, e dell'Ufficio pubblicazioni.

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    RAY MAC SHARRY - IRLANDA

    Nato nel 1938 a Sligo. Cattolico, padre di sei figli, ha una grande esperienza politica. Per molti anni membro del comitato esecutivo del partito conservatore Fianna Fail, è stato eurodeputato, Ministro dell'Agricoltura e poi delle Finanze nel 1987. Sostituisce Peter Sutherland, finora responsabile nella Commissione per il rispetto della libera Concorrenza. La politica di alternanza del Governo irlandese si conferma così con la nomina di un esponente del partito di Governo, e la dimissione di quello di opposizione. Nella Commissione, ha la delega per l'Agricoltura e lo Sviluppo rurale.

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    MANUEL MARIN GONZALES - SPAGNA

    È nato il 21 ottobre 1949 a Ciudad Real. È Vicepresidente della Commissione europea, incaricato degli Affari sociali, dell'Occupazione e dell'Educazione. Ha studiato Diritto a Madrid e a Bruges. È stato deputato del Psoe dal 1977 al 1982, portavoce del Partito socialista nella Commissione Affari Esteri prima di essere nominato, nel 1983, Segretario di Stato per le Relazioni con la Comunità europea. Ha negoziato, insieme con l'ex-Ministro Fernando Moran, l'ingresso della Spagna nella Cee. Commissario per la Cooperazione e lo Sviluppo, e per la Politica della pesca.

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    ABEL MATUTES JUAN - SPAGNA

    Commissario europeo incaricato del Credito, della Finanza e delle Piccole Imprese. Nato il 31 ottobre del 1941 a Ibiza, si è laureato in Diritto all'Università di Barcellona. Azionista di maggioranza della Banca Abel Matutes, di una catena di hotel e di numerose imprese, Sindaco di Ibiza nel 1970, Vicepresidente del partito di Alleanza Popolare dal 1983. In più di un'occasione è sembrato sul punto di abbandonare Bruxelles per assumere la direzione del partito conservatore. Fino ad allora, è incaricato della Politica mediterranea, delle Relazioni con l'America latina e l'Asia (Oriente estremo escluso), delle Relazioni Nord-Sud.

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    KAREL VAN MIERT - BELGIO

    Compie gli studi al Centro Europeo di Nancy, è deputato europeo e membro del gabinetto dell'ex-Presidente della Commissione Sicco Mansholt. Ha 46 anni. È stato Presidente del Partito Socialista fiammingo, e accede alla Commissione in funzione della nuova coalizione di governo che oggi regge il suo paese. Avrà il difficile compito di sostituire l'attuale Commissario Willy de Clercq, liberale, incaricato della Politica estera della Cee, e potrà dimostrare la sua valentia occupandosi di Trasporti, Crediti e investimenti, Protezione e promozione degli interessi dei consumatori.

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    BRUCE MILLAN - REGNO UNITO

    61 anni, il secondo Commissario britannico sostituisce Stanley Clinton Davis. Millan è deputato laburista per il collegio di Glasgow, dal 1959. Inizialmente contrario all'ingresso della Gran Bretagna nel Mercato comune, si schierò per il no nel referendum del 1975. Più tardi, si è invece convertito all'europeismo. Al momento della sua nomina, ha dichiarato che la Commissione deve tenere maggiormente in conto il problema della giustizia sociale, per la costruzione del mercato unico nel 1993. Anch'egli Consigliere privato della Regina, è Commissario alle Politiche regionali.

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    FILIPPO MARIA PANDOLFI - ITALIA

    61 anni, bergamasco, sostituisce Lorenzo Natali nella carica. Anche lui democristiano. Ministro nel 1976, prima alle Finanze, poi al tesoro, e infine all'Agricoltura. Il suo lavoro come Ministro di questo dicastero è stato molto apprezzato dalle grandi imprese agroalimentari, un po' meno dai cittadini, soprattutto durante la crisi igienica e sanitaria del dopo Chernobyl. Pare accarezzi l'ambizione di diventare, il più rapidamente possibile, Presidente della Commissione Cee. Per il momento, si occupa di Scienza, ricerca e sviluppo; di Telecomunicazioni, industrie dell'informazione e innovazione, e del Centro comune di ricerca.

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    VASSO PAPANDREU - GRECIA

    43 anni, è stata la prima donna, nella storia della Cee, ad essere nominata membro della Commissione, finché, quattro mesi più tardi, la Francia non le ha dato la compagnia della Signora Scrivener. Sostituisce Grigoris Varfis, responsabile dei fondi strutturali per l'aiuto alle regioni meno sviluppate. Esiliata a Londra durante il regime dei colonnelli, conobbe Andreas Papandreu, attuale Primo Ministro greco, e con lui fondò il Pasok. È stata Segretaria di Stato per l'Industria, e, più tardi, per il Commercio. Nella Commissione è incaricata dell'Occupazione, relazioni industriali e affari sociali, delle Risorse umane, istruzione e formazione.

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    CARLO RIPA DI MEANA - ITALIA

    Nato a Marina di Pietrasanta 59 anni fa. Il Commissario incaricato della cultura, dell'informazione e dell' "Europa dei cittadini", è stato giornalista del quotidiano comunista "L'Unità", e fu inviato in Vietnam. Nel 1957 rompe con il Pci e s'iscrive al Partito socialista, dove si lega d'amicizia con Bettino Craxi. La sua carriera politica è decollata con l'elezione al Parlamento europeo nel 1979, fino alla prima nomina come Commissario, avvenuta nel 1984. I nuovi incarichi riguardano per lui l'Ambiente, la Sicurezza nucleare e la Protezione civile.

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    PETER SCHMIDHUBER - REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA

    Avvocato, vedovo e con una figlia, dirigente della Csu (Unione Cristiano-sociale). Già ministro di Stato in Baviera e membro del Parlamento bavarese. Peter Schmidhuber è Commissario europeo dal settembre 1987. Sostituì a Bruxelles allora il socialdemocratico Alois Pfeiffer. Con la sua nomina, la Germania Federale ha abbandonato la regola non scritta di designare un esponente della maggioranza e uno dell'opposizione. Ha assunto l'incarico per il Bilancio e il Controllo finanziario.

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    CHRISTIANE SCRIVENER - FRANCIA

    Con la greca Vassos Papandreu, dal 5 di gennaio è la prima donna a ricoprire l'incarico di Commissaria europea. Sostituisce Claude Cheysson. Christiane Scrivener ha 63 anni, e appartiene all'Unione per la Difesa della Repubblica, il partito dell'ex-Presidente Giscard d'Estaing. Con la sua nomina, la Francia recupera la tradizione di affidare uno dei posti nell'Esecutivo europeo ad un esponente dell'opposizione. Nel 1976 fa parte del Governo di Jacques Chirac. È deputata europea dal 1979. Di lei, Giscard d'Estaing ha detto: "È stata eletta come un uomo, per la sua competenza". Le competono la Fiscalità e l'unione doganale e le Questioni relative ai prelievi obbligatori.

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    a cura di Gaetano Dentamaro
    © 1988 Pianeta Edizioni ©1998 The New Radikalna Strange

    Le Interviste per Strada di Gaetano Dentamaro

    Il blog delle Interviste per Strada, notizie, attualità, politica, cultura, opinioni della gente in presa diretta dalle strade di Roma e d'Italia. "Insostituibili, indispensabili... perché ...l’Italia che viene fuori dal microfono zingaro, un po’ sornione, ma leale, di Dentamaro, ce l’abbiamo e ce la dobbiamo tenere." (Sergio Saviane)