PERDO&STRAVINCO
la candidatura di Marco Pannella a Commissario CEE:
com'è nata, quanto è cresciuta, perché non è stata accolta

a cura di
Gaetano Dentamaro

© 1988 Pianeta Edizioni ©1998 The New Radikalna Strange

copertina | l'appello | introduzione |  l'ombra del commissario 
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l'ombra del commissario, IX

20 novembre: la notte dei fax

Il settimo giorno, Dio si riposò. I radicali no, non possono, dicono che se si fermano, si scaricano le batterie. È domenica, e loro ci danno dentro con il filo diretto, con gli appelli ai telegrammi, la raccolta di iscrizioni, di adesioni e di sottoscrizioni. A ciascuno di fare qualcosa.

"PANNELLA ALLA CEE, MA PER CONTO DI CHI?". Giorgio Galli scrive - su "Il Secolo XIX" di Genova - un lungo articolo, per motivare la sua non adesione. "Amici radicali mi hanno chiesto di aggiungere la mia alle molte firme ("grandi", ha scritto questo giornale) a favore della candidatura di Marco Pannella a Commissario CEE, per uno dei due posti spettanti all'Italia. Ma, a parte la mia riluttanza ad apporre firme ad appelli, la mia riserva dipende dal fatto che mi riesce difficile valutare il significato politico dell'iniziativa.

"Il partito radicale - prosegue Galli - si presenta oggi come erede della tradizione federalista di Ernesto Rossi e di Altiero Spinelli, che parte dal "manifesto di Ventotene", redatto durante la guerra, per giungere all'intensa attività che, fino alla morte, Spinelli ha svolto per dare un contenuto reale alle istituzioni europee. È un'eredità che il Partito radicale ha opportunamente raccolto. Mi pare dargli un'impostazione più realistica di quella di partito transnazionale che aveva scelto all'ultimo congresso, con la proposta di Pannella, respinta poi dal Congresso, di adottare come simbolo l'effigie di Gandhi. Il Partito transnazionale non ha decollato. Se la candidatura odierna significa che i radicali riprendono a considerare l'Italia come proiettata in Europa il terreno naturale della loro azione, la decisione mi pare positiva. Ma dovebbe essere esplicita.

Rimane il problema delle ragioni per le quali l'incarico dovrebbe essere affidato ad una persona di indubbia capacità e di meritato prestigio, ma che rappresenta un partito con appena il 2.6% dei voti. I radicali osservano che in altri Paesi i due posti sono generalmente assegnati ad un rappresentante del Governo e ad uno dell'opposizione. Se si dovesse seguire questa prassi, la rappresentanza di opposizione spetterebbe indubbiamente al PCI, che ne è il partito di gran lunga più forte. E infatti il PCI aveva rivendicato la carica nel 1984, dopo che le elezioni europee ne avevano fatto il primo partito italiano. Non l'ottenne, perché i due posti sono tradizionalmente assegnati uno alla DC e uno al PSI.

"Oggi Pannella potrebbe essere indicato come un candidato unico di un'opposizione che, con i radicali, i verdi, i demoproletari e il PCI rappresenta oltre un terzo dell'elettorato, per il quale vale una "conventio ad excludendum" non solo a livello europeo. Se questi partiti rivendicassero insieme la carica per l'opposizione progressista, se il PCI rinunciasse ad esprimere un suo candidato allo scopo di aggregare un ampio schieramento alternativo, del quale Pannella fosse ritenuto un valido rappresentante, la candidatura avrebbe certa - mente un significato chiaro e positivo. Ma non mi sembra questo il caso. Pannella non è il candidato dell'opposizione di sinistra. È sostenuto da un certo numero di comunisti, da alcuni democristiani, dai partiti laici minori, oltre che da personalità prestigiose del mondo della cultura.

"È a questo punto che la sua candidatura lascia perplessi. I radicali insistono giustamente sul fatto che le due cariche di Commissari non dovrebbero essere, come di consueto, lottizzate fra i due più forti partiti di governo. Ma chi dovrebbe rinunciare al posto che spetta alla maggioranza? Si potrebbe chiedere di farlo alla DC?

"Questo partito ha ormai negli anni Ottanta poco più di un terzo dei voti, appena qualche decimo in più dello schieramento progressista qual è stato dianzi descritto. Eppure è sovrarappresentato nel nostro sistema politico e nei Palazzi del potere reale, dalle imprese pubbliche alle banche. Se la candidatura Pannella, sostenuta anche dai partiti minori che da anni rivendicano pari dignità nello schieramento di governo, significasse che la DC potrebbe rinunciare al suo candidato a favore di una personalità gradita tanto ai suoi minori alleati quanto all'opposizione di sinistra, la candidatura Pannella ancora una volta avrebbe significato positivo, di rottura con le procedure lottizzatrici del sistema politico. Ma ancora una volta invece, non mi sembra questo il caso. Lo schieramento che si è formato lascia supporre che Pannella sia alternativo non al rappresentante della DC, ma a quello del PSI. I laici che temono il nuovo duopolio DC - PSI, una parte dei democristiani magari per mettere in imbarazzo De Mita, una parte dei comunisti che avvertono come minacciosa la concorrenza socialista possono pensare che il leader radicale, da tempo in contrasto con Craxi, possa essere punto di coagulo di un inedito schieramento "anomalo". Ma una candidatura su queste basi presuppone una valutazione che è implicita in taluni settori della società italiana, ma che, per aggiungere altri equivoci ai molti che funestano il nostro sistema politico, andrebbe esplicitata, magari in questa occasione. È la posizione secondo la quale non il semisecolare governo della DC, al quale ci siamo abituati dopo le scosse degli anni '70, ma l'aspirazione di Craxi a maggiori porzioni di potere per il suo partito sia attualmente la "anomalia" più grave per gli equilibri politici e per le istituzioni su cui regge, dopo il fascismo, la nostra democrazia rappresentativa.

"Se lo schieramento politico e culturale che si è formato attorno al leader radicale intende esplicitare questa preoccupazione, farla uscire dal vignettismo di Forattini e di Staino, per conferirle dignità di ragionamento politico, ancora una volta, a parte un giudizio di merito sul peso rispettivo della DC e del PSI, la candidatura di Pannella avrebbe un senso. Ma è quello che gli dà Marco Pannella?".

Europa? Stati Uniti d'Europa? 1992? Europa dei mercanti o dei cittadini? Sterminio per fame, sottosviluppo, diritti civili e politici all'Est? Niente di tutto questo. La candidatura Pannella sarebbe, potrebbe, avrebbe, dovrebbe: ma solo all'interno dei calcoli di bottega (grande o piccola che sia) della partitocrazia italiana.

Maria Laura Terracini aderisce a due mani, all'Appello per Pannella Commissario CEE. "Mi pare che sarebbe una cosa più che auspicabile - dice in un'intervista a Radio radicale - in quanto Pannella è una persona competente, di indiscusso spirito europeistico, coerente, onesto, e che ha saputo più volte precorrere i tempi con proposte che sembravano spesso utopie, follie, e che si sono dimostrate in seguito realizzabili". Signora Terracini, cosa pensa del veto posto dal PSI, da Bettino Craxi? "Io non capisco più molto del Partito socialista, purtroppo capitano cose incomprensibili. Cose che mi stupiscono, e mi lasciano molto, molto triste. Io sono vecchia: da decenni eravamo abituati a pensare al PSI come ad una cosa, e oggi è un'altra cosa. Perciò sono sgomenta, e non so dire altro".

Le adesioni sono ormai mezzo migliaio. "Ci vorrebbe un po' di tondino": i "commissari del Commissario" una ne fanno e cento ne pensano. Andreani sta facendo di tutto per un contatto con Gardini, presidente della Ferruzzi, e con Gianni Letta, amministratore delegato della Fininvest di Berlusconi. Ma non basta, non ci si può fermare qui. Perché non intraprendere un'azione che coinvolga anche altri, perché non diffondere l'informazione direttamente, a grandi e piccoli "padroni del vapore"? Lucchini, Pininfarina, Merloni, e Benetton... Finalmente, dei veri "sponsors"! Siamo convinti di essere sulla strada giusta, c'è un solo problema, avremmo dovuto pensarci tutti, e prima. Asini, non siamo altro che asini. Nel pomeriggio di domenica, il "Consiglio di Guerra" va alla caccia di una "Guida Monaci": da lì ricava una lista di 200 V.I.P., e parte "la lunga notte dei telefax".

Prepariamo una lettera di presentazione: inviamo il testo dell'appello con una lista di adesioni ridotta a cento nomi, e la scelta di uno su cinque è già difficile. La lettera sarà personalizzata: l'intestazione "Egregio Dottore" per i Dottori, Cavaliere per i Cavalieri, Illustrissimo Professore ai Professori, egregio Ingegnere per gli Ingegneri; Avvocato agli Avvocati. Tanto per dire pane al pane. "Egregio Dottore - si legge nella lettera - ci permettiamo di inviarLe il testo dell'Appello per la nomina di Marco Pannella a Commissario CEE, sul quale si è costituito un amplissimo schieramento culturale e artistico, politico e civile, sicché questa candidatura rappresenta oggi la società nel suo senso più articolato e profondo. Abbiamo selezionato solo una parte degli oltre cinquecento nomi che hanno sinora sottoscritto l'appello, e, sicuramente, ci sarà sfuggito di segnalarLe, fra gli altri, qualcuno non meno importante e significativo. In ogni caso, speriamo che questa documentazione sia sufficiente a testimoniarLe tutto l'interesse che muove attorno alla candidatura di Marco Pannella.

"L'adesione che Le chiediamo è esplicitamente di sostegno ad una personalità che ha dimostrato di avere tutte le qualità necessarie per una responsabilità siffatta. Siamo convinti che la sua cultura del rispetto del merito e delle prove date piuttosto che delle regole della spartizione partitocratica, La troverà sensibile nei confronti di questa candidatura, che, nella società civile, si è già affermata con la forze della qualità. Attendiamo un Suo riscontro gradito e urgente ai numeri di telefono di Radio radicale, ai quali potrà dare la Sua adesione all'Appello, o dichiarare la Sua opinione, qualunque essa sia. La ringraziamo sin d'ora a nome di tutti i firmatari. Cordiali saluti".

Nella notte, cominciamo ad inviare i "fax", svegliando decine di guardie notturne. Per l'indomani mattina, è bene che quei telefax siano bene in vista, sulle scrivanie dei destinatari.

21 novembre: commissario? che paura!

1967, Prima marcia antimilitarista Milano - Vicenza. Comizio davanti alle Industrie Dalmine di Brescia.
1967, Prima marcia antimilitarista Milano - Vicenza. Comizio davanti alle Industrie Dalmine di Brescia.
"Perdo e stravinco" è, in effetti, il titolo dell'articolo che Filippo Ceccarelli, su "Panorama" in edicola quel lunedì: "Padri della patria, grandi firme, giornalisti che l'hanno sempre avversato. E i comunisti, qualche democristiano, persino un socialista. Tutti per Pannella alla CEE. Non ci andrà; ma ha vinto lo stesso".

"Una magnifica sconfitta - si legge nell'articolo - . Marco Pannella si passa la mano nei capelli, prende fiato: "no, no, no. Un momento". Afferra dei fogli e scorre una lunga lista: "Abbiamo Bobbio, ed è la prima volta. Abbiamo Bo, Merzagora, Bocca, da cui ho ricevuto calci in faccia e nel sedere. Ecco: Amaldi, Valiani, Zichichi, Bonifacio. Gente che mi odiava. Il giudice Criscuolo, Roberto Ciuni, Mario Pastore...". Fa la faccia incredula, meravigliata. Riattacca: "Sconfitta? Tanto per cominciare, abbiamo sventato un colpo di mano: questa nomina non passerà nel silenzio, come doveva. E comunque, la pagheranno cara". Lui, Pannella, non andrà a Bruxelles a rappresentare il Governo italiano. La ragione è molto semplice: Ciriaco De Mita e Bettino Craxi, il traditore, non ce lo vogliono. (...) Eppure anche stavolta il leader radicale è riuscito a conquistarsi attenzione, consensi e spazio sui giornali. Per qualche giorno, la sua autocandidatura è sembrata qualcosa di più serio di una semplice richiesta provocatoria. (...).

"Da anni, per la verità Pannella si candida a tutto il candidabile, anche a costo di apparire un cacciatore di poltrone anziché, come negli anni Settanta uno suscitatore di movimenti. Ha cominciato in grande nel 1980 chiedendo addirittura la Presidenza del Consiglio. poi, a ritmo sempre più serrato, si è messo in pista per l'alto commissariato per la fame nel mondo (1985), ha gareggiato per la carica di Presidente del Parlamento europeo e per quella di sindaco di Napoli (1987), ha sperato di diventare vicesindaco di Catania (1988), e, in almeno tre crisi di governo, le ultime, si è ufficialmente offerto come ministro. Ma nessuno, escluso lui, ci ha mai creduto. Stavolta è diverso. Anche se l'eterno candidato verrà sconfitto, l'inedito schieramento politico e d'opinione venuto fuori sulle nomine CEE segna comunque la nascita di una specie di partito pannelliano trasversale destinato a contrapporsi al potentissimo partito che inopinatamente è nato intorno a De Mita e Craxi, ieri nemici, oggi alleati di centro: proprio come negli anni Settanta il partito pannelliano si batteva contro il compromesso storico DC - PCI.

"La storia comincia la scorsa estate. L'idea dell'ultima autocandidatura parte, in sordina, alla fine di luglio. Pannella individua subito i potenziali alleati: i partiti laici minori, sempre più preoccupati di rimanere chiusi nella tenaglia DC - PSI. Dopo Ferragosto, Giorgio La Malfa, Antonio Cariglia e Renato Altissimo ricevono una lettera riservata che mette nero su bianco il senso politico dell'iniziativa: "A me - scrive Pannella - interessa molto il vostro appoggio reale, e che di conseguenza il PSI non si trovi ad aver condizioni di favore per la sua politica di 'divide et impera' ". Occorre "farsi valere" nei confronti di Craxi, definito "matador socialista".

"I tre, almeno in teoria, si dicono d'accordo. Ma la scadenza CEE è ancora lontana. A ottobre il PCI comincia a mostrare interesse. Pannella incontra Napolitano e Occhetto, ance il PCI è d'accordo. Il momento della stretta viene fissato nella prima metà di novembre, a ridosso della visita a Roma dell'eurocrate Jacques Delors. È a questo punto che scatta la vera e propria campagna, la creazione quasi dal nulla di uno schieramento di sostegno. Raccontata dall'interno del mondo radicale, la campagna assomiglia ad un'avventura che si consuma in pochissimi giorni, un tour de force in cui si mischiano provocazioni, ingenuità e tecniche più che sperimentate. Le coordinano, per decreto pannelliano, l'ex terrorista di Prima Linea Sergio d'Elia, che ogni sera alle 8 in punto deve rientrare a Rebibbia, e René Andreani, un radicale genovese, ex - istruttore dei manager della Fiat, conosciuto (e temuto) per il suo attivismo e la sua faccia di bronzo.

"In poche parole si tratta di ottenere, in molti casi di strappare delle firme. Si comincia con i senatori a vita. Scartati subito Giovanni Leone e Amintore Fanfani, all'appello aderiscono Cesare Merzagora e Carlo Bo, e Norberto Bobbio (che prima, comunque, chiede di pensarci su). Leo valiani fa una dichiarazione. Rimane il problema di Sandro Pertini. Cerca di contattarlo, per lettera, Emma Bonino. Ma non c'è nulla da fare. In contemporanea con la caccia ai padri della patria, scatta l'operazione grandi firme, prima fra tutte quella di Leonardo Sciascia, che non ha telefono e che viene rintracciato via telefax a Palermo e di qui a Racalmuto. E su un altro versante, la raccolta di adesioni ai parenti importanti: Elena Croce, figlia di Benedetto, Ursula Spinelli, vedova di Altiero, Ada Rossi, vedova di Ernesto, raggiunta in una casa di cura.

"I primi passi, tutto sommato sembrano propizi. A questo punto, decide Pannella, bisogna partire con la società civile: giornalismo, università, cultura. E qui si scatena René Andreani, un vero rullo compressore, come lui stesso si definisce, senza nessuna vergogna e nessuna incertezza. Incontra Eugenio Scalfari per strada e gli si fa subito sotto (il direttore di Repubblica però gli risponde che per principio non firma appelli). Si precipita alla manifestazione per il fisco per contattare i leader sindacali, altrimenti introvabili. "Voglio i più importanti, voglio tutti, il tempo stringe" si agita Pannella. E quello cerca Gianni Agnelli, Raul Gardini, Silvio Berlusconi, che chiede tempo come molti altri. L'instancabile René si accanisce con Umberto Eco, perseguita la segretaria di Gianni Letta. La notte non dorme: "Li chiamo a mezzanotte - l'una - racconta - senza pietà".

"Alcuni inseguimenti vanno decisamente a vuoto, ma le adesioni sono molte più del previsto. Superate le cento, entra in azione Simona Pazzarelli, militante radicale addetta al settore arte e spettacolo. È lei a rastrellare il sostegno di decine di cantanti e attori, e dell'intero clan Manfredi."Ci vogliono i cattolici, dove sono i cattolici?". Ed ecco pronto Carmine Benincasa, critico d'arte, amico ciellino di Don Luigi Giussani (...). Della campagna, che sta davvero crescendo, Radio radicale è uno strumento fondamentale. Da lunedì 14 novembre, il tradizionale palinsesto viene sconvolto: fili diretti, inviti a mandare telegrammi a De Mita e Craxi, lettura martellante di adesioni, messa in onda di interventi del passato (Altiero Spinelli, per esempio che investe Pannella a continuare l'azione federalista europea), interviste per strada. Il messaggio che deve venire fuori è che la gente è a favore di Pannella Commissario CEE contro le imposizioni dell'odioso regime partitocratico DC - Psi. Da Roma, da Bruxelles, da Strasburgo, Trento, il leader radicale continua a telefonare e scrivere come un ossesso. Dei tre leader laici si fida infatti fino ad un certo punto. Ma nel palazzo intanto è già partita un'altra operazione: la mobilitazione di quel network filopannelliano che in passato ha preso posizione su altre battaglie radicali. Se ne occupa in prima persona il più simpatico, il più presentabile, misurato e diplomatico dei deputati del Pr, l'ex - capogruppo Francesco Rutelli, che può disporre di parecchi contatti personali (...). Nella raccolta delle adesioni, Rutelli e gli altri possono giocare a tutto campo, in ogni caso, senza esclusioni pregiudiziali. (...). Mancano solo i socialisti, i compagni-alleati di un tempo. Con l'eccezione di Pietro Ferrara, chirurgo di Pachino e senatore kamikaze del PSI. È l'unico a non aver rispettato le consegne di Bettino Craxi: non una firma, non un pensiero per Pannella alla CEE".


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