PERDO&STRAVINCO
la candidatura di Marco Pannella a Commissario CEE:
com'è nata, quanto è cresciuta, perché non è stata accolta

a cura di
Gaetano Dentamaro
© 1988 Pianeta Edizioni ©1998 The New Radikalna Strange


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l'ombra del commissario, III

5 novembre: europeisti e intellettuali "sponsorizzano" pannella

1972, elezioni politiche: i radicali invitano al boicottaggio. Marco Pannella brucia in piazza i certificati elettorali.
1972, elezioni politiche: i radicali invitano al boicottaggio. Marco Pannella brucia in piazza i certificati elettorali.
Viene reso pubblico il testo dell'Appello. La prima firma è quella di Leonardo Sciascia. Poi Carlo Bo, Norberto Bobbio, Edoardo Amaldi e Antonino Zichichi; Elio Toaff, rabbino capo della comunità israelitica di Roma, e Tullia Zevi, Presidente delle Comunità israelitiche italiane. E ancora: Mario Albertini, Ernesto Galli della Loggia, Fulco Pratesi, Geno Pampaloni, Gillo Dorfles, Piero Dorazio, Michele Tito, Lino Rizzi, Roberto Ciuni, Franco Recanatesi, Antonio Cederna, Italo Mereu, Giuliano Zincone, Luigi Manconi, Ruggero Orlando, Franco Bassanini, Paolo Ungari, Renato Treves, Giulio Giorello.

È il primo nucleo di ciò che diventerà, nel giro di pochi giorni, il fatto politico dell'anno. L'appello è stato elaborato nella sede della Segreteria del Partito radicale a Roma, al primo piano di un palazzo rinascimentale proprio di fronte al Senato, da René Andreani, Maria Teresa Di Lascia e Sergio D'Elia. Il primo contatto è con Leonardo Sciascia, attraverso amici e compagni di Palermo. Il nucleo dei promotori si aggrega, grazie al coordinamento telefonico di tre militanti, in brevissimo tempo, e sì che si tratta di persone con la terribile fama di "irragiungibili", per i tantissimi impegni cui sono soliti far fronte. Ma vale piuttosto la pena di raccontare la visita che, domenica 6, Maria Teresa e René fanno ad una loro cara amica, vecchia compagna e radicale da sempre, fin da quando si stampavano clandestinamente i volantini de "l'Italia libera": Ada Rossi. Ada, da qualche tempo, alloggia presso la casa di riposo Villa Flavia. Mesi fa, una brutta caduta la immobilizzò e si temette non avrebbe più camminato. Ma Ada ancora una volta ce l'ha fatta, e con la sua vocina pigolante (Pig, la chiamava scherzosamente Ernesto) racconta per ore, lucida ed entusiasta, storia, storie ed aneddoti della lotta politica italiana degli ultimi settant'anni: il fascismo, la clandestinità, Ernesto, in galera prima e al confino di Ventotene con Spinelli e Colorni poi; la fine della guerra, il Partito d'azione, "il Mondo" di Pannunzio e una "ricostruzione" che non era, purtroppo, anche rifondazione morale, civile e politica dell'intera società. Ernesto Rossi si spegneva l'undici febbraio del 1967. Solo qualche settimana prima, racconta Ada, Marco Pannella veniva a trovarli, e raccontava loro della fondazione della Lega Anticoncordataria. Ed Ernesto, che viveva di pensione, andò a prendere i soldi nell'armadio, felice di poter contribuire alla manifestazione, alla quale non avrebbe potuto partecipare perché di lì a poco sarebbe entrato in clinica per operarsi. Ma non sono solo i ricordi tristi, quelli che Ada racconta; si anima nel raccontare piccole miserie e virtù di tutti i protagonisti della vita politica, da Spadolini a Scalfari, da Pannunzio a Pannella. Una sua piccola osservazione mette in luce l'intera personalità.

Ada, Maria Teresa e René trascorrono insieme un pomeriggio di chiacchiere e intimità. Vanno via salutandosi "arrivederci a presto, e non mollare!".

6 novembre: un commissario vale tre ministri

Dichiarazione di Giuseppe Guarino, ex - ministro nell'ultimo (speriamo sia davvero l'ultimo) Governo Fanfani: "Da qui al '92, il Consiglio dei Ministri dovrà prendere decisioni decisive anche per il nostro paese. Guai se i nostri rappresentanti non fornissero tutte le necessarie garanzie di credibilità, autorevolezza e competenza". Guarino, che si considera - scrivono i giornali - la grande vittima dei giochi interni alla Democrazia Cristiana, si rammarica: "un Commissario CEE - dice - vale tre ministri".

Gianni Cervetti, Presidente del gruppo comunista al PE: "Varie proposte sono state avanzate per le nomine, ma occorre che questa discussione avvenga in modo aperto, per far sì che le scelte siano le più rappresentative possibili e non sottoposte a spartizioni. Anche in Italia va rispettata questa prassi che vede i maggiori paesi della CEE, quelli che hanno diritto di designare due Commissari, sceglierne uno attraverso una consultazione con l'opposizione".

Giorgio Napolitano, responsabile per la politica estera del PCI: "Il Governo continua a sfuggire a ogni chiarimento sui criteri cui si deve ispirare la scelta dei due rappresentanti italiani nella Commissione della Comunità Europea. Debbo rendere noto che da oltre un mese, di fronte a un'interrogazione da me presentata con i colleghi Zangheri e Cervetti, il Ministro per i rapporti con il Parlamento mi ha dato formali assicurazioni che si sarebbe svolta una discussione nella Commissione Esteri della Camera, o che comunque il Presidente del Consiglio avrebbe consultato i gruppi parlamentari, e non solo quelli della maggioranza, informandoli sugli orientamenti del Governo e raccogliendone le opinioni e le proposte. Tutto questo naturalmente non è successo. Mentre apprendiamo dai giornali che si sarebbe alla vigilia di una decisione, e che continua la disputa sulle diverse candidature in discussione nella DC e nel PSI, che, a quanto pare, si considerano titolari esclusivi e insindacabili della decisione. Il PCI si augura che si proceda senza indugio alla consultazione cui la Presidenza del Consiglio si è formalmente impegnata".

"Il disgelo tra Pannella e Occhetto rimescola i rapporti nella sinistra, che teme l'annessionismo del PSI. - CONTRO CRAXI LA ROSA CON FALCE E MARTELLO - Finiti i tempi delle risse e degli insulti, il PCI gioca in campo libertario, e i radicali hanno abbandonato l'idillio con Martelli (che ora dialoga con i cattolici). - Caustico il socialista Tamburrano: "I comunisti vogliono imitare Bettino, ma gli restano subalterni". È il titolo di un articolo di Massimo Franco, su "Il Giorno" di Milano. Ormai grazie alla vicenda della candidatura di Marco Pannella, è possibile leggere, come in filigrana, tutta la politica, dentro e fuori del Palazzo, e per una volta gran parte della stampa coglie l'occasione di analizzare il regime da un punto di vista alternativo.

Scrive Franco: "Chi avrebbe detto che, un giorno, un Segretario del PCI avrebbe candidato Pannella a qualcosa di serio? È invece è successo: Achille Occhetto è uno degli sponsor del leader radicale come Commissario alla Comunità europea. Non Reichlin, Napolitano o Zangheri: Pannella. L'incontro di giovedì fra le delegazioni dei due partiti ha archiviato la storia passata con un cordiale "c'eravamo tanto odiati". Rimbalzando dalla sponda socialista a quella comunista, gli uomini della Rosa si sono offerti alle Botteghe Oscure come interlocutori e possibili "compagni di strada", e hanno ricevuto in cambio un'apertura di credito. E pensare che Giancarlo Pajetta si rifiutava di chiamarli "compagni". Volavano spintoni e schiaffoni a ogni campagna elettorale, perché i radicali cercavano di presentare le liste prima dei militanti del PCI. Proprio a quel portone di Via delle Botteghe Oscure dove l'altro giorno è entrato con tutti gli onori, dodici anni fa Pannella fu accolto con un pugno in faccia: stava infilando rose, margherite e anemoni nelle fessure della vetrata, blindata e ostilmente chiusa, quando un ragazzo della vigilanza comunista aprì quel tanto che bastò per colpire il rompiscatole.Miracoli della politica. Magari anche del vecchio sodalizio goliardico fra Occhetto e Pannella, in gioventù membri dell'Ugi. Ma soprattutto, c'entra il divorzio di Bettino Craxi, altro "cugino", dal PR; e l'accusa che sia i comunisti, sia i radicali, gli rivolgono: quello di volersi "annettere" le altre forze della sinistra. Su questo sfondo, si spiega meglio un'operazione minore ma a suo modo clamorosa. Un'operazione ancora in corso, partita in sordina e nutrita dal fallimento dell'idea di una federazione delle forze laiche e socialiste. Nel riavvicinamento PCI - PR si indovina uno degli effetti collaterali del patto a due fra Ciriaco De Mita e Craxi, incarnato dal governo del segretario democristiano. (...). La svolta c'è: grande e ambigua. Rappresenta una rottura con il passato così netta che Emma Bonino, reduce da lustri di marce e feroci polemiche anticomuniste, entrando al Bottegone si è emozionata. Deve essersi ricordata di quando Pajetta nell'aula di Montecitorio le gridava "Quella è la porta: fuori!", esasperato dalle provocazioni parlamentari della pattuglia radicale. Ma anche Occhetto e Petruccioli, che hanno ricevuto assieme a Veltroni la delegazione, devono aver pensato a tutti gli insulti incassati in questi anni: repressori delle minoranze, andreottiani, servi di Mosca, tanto per dirne alcuni. "Si potrebbe scrivere un'Enciclopedia Britannica degli scazzi", dice Francesco Rutelli, ex capogruppo radicale alla Camera. "Ho subito linciaggi peggiori di quelli riservati ad Almirante", ammette Pannella. Adesso, gli attacchi arrivano da Claudio Martelli, il vice - segretario socialista tradizionalmente più vicino al Pr. È lo stesso Martelli che nel 1984 confessava il suo amore per i radicali riuniti a Congresso citando le parole di una canzone di Gino Paoli, "grazie di esistere"; il teorico, fino al 1987, di una "federazione craxiana" delle forze intermedie, che avrebbe dovuto concretizzare lo slogan radicale degli anni Settanta: il venti per cento dei voti alla famiglia socialista. Era il risultato di un patto di unità d'azione tra PSI e PR siglato nel 1983, all'inizio della Presidenza del Consiglio di Bettino Craxi. Il patto significava "marciare divisi per colpire uniti". E si traduceva in una polemica frontale con il PCI sugli euromissili, sulla scala mobile, sui rapporti con la DC; in un atteggiamento parlamentare benevolo, da finta opposizione. Pannella aveva scelto uno slogan contorto ma significativo: Siamo forza di opposizione al governo e di opposizione all'opposizione. Nei confronti di PSDI, PLI, PRI, perfino dei demoproletari, i radicali aprivano dialoghi, offrivano prospettive d'intesa. Di fatto, in qualche modo lavoravano, oltre che per se stessi, anche per Craxi. "Questi partitini mi sembrano ciclisti che si preparano alla volata: alla fine qualcuno fregherà gli altri", commentava serafico Ciriaco De Mita, sicuro che alla fine il polo laico - socialista avrebbe favorito soprattutto il PSI. Ma l'intesa marciava, si cementò con i referendum sulla giustizia e sul nucleare, nel 1987.

"Eppure, quella fu l'ultima battaglia comune. Da allora, i rapporti sono peggiorati. E ci sono stati i primi contatti con il PCI dopo anni di gelo. Un colloquio con Natta, segretario al tempo dei referendum; polemiche meno furiose, rispetto al periodo del compromesso storico e della Presidenza Craxi, quando, su "l'Unità", Fabio Mussi accusava i radicali di avere "aperto uno sportello del tre per cento: il PR vende e il pentapartito acquista". Il quotidiano comunista ha perfino ospitato un articolo di Pannella. Dal versante socialista, invece, si sono moltiplicati gli schiaffi di delusione: il no alla richiesta radicale di entrare nel Governo di Giovanni Goria, nell'87; il no a Pannella Commissario per gli aiuti al Terzo Mondo, e ancora il no a Pannella adesso che si candida alla CEE. All'assemblea del PSI a Bologna, nell'estate scorsa, Craxi ha sancito la rottura spiegando che tutto nasce dalla "mancata elevazione al rango di ministro" di Pannella. "La verità - sostiene invece Rutelli - è che Craxi, una volta lasciato Palazzo Chigi, ha scelto di essere non il federatore della sinistra riformatrice, ma l'uomo che se la vuole annettere. Punta ad annichilire il PSDI, a inghiottire i radicali, a dividere il PRI. vuole che il perimetro esterno al Partito socialista sia come quello interno: dibattito zero". L' "Avanti!" ha scritto che il vero punto in comune tra comunisti e radicali è l'antisocialismo. Claudio Petruccioli, membro della segreteria del PCI, invita a guardare "i termini politici del dialogo: oggi la posizione del PSI nei confronti delle altre forze di sinistra è segnata da una pura volontà di annessione, non dalla ricerca di unità.. Noi, e come noi altri, non possiamo che registrarla con ostilità. Non c'è nessun antisocialismo, né misera competizione elettorale". Giuseppe Tamburrano, storico del PSI e Presidente della Fondazione Pietro Nenni, replica che il dissenso con il PR comincia con la "voglia ministeriale" di Pannella. E diventa contrasto, scontro, quando il PSI dice no al libertarismo sregolato, al movimentismo e al permissivismo. Oggi Craxi - dice Tamburrano - guarda altrove, vuole dare il senso della stabilità del governo e della credibilità anche sul piano sociale. e apre al mondo cattolico, con Martelli in prima fila, anche se Claudio era considerato l'amico dei radicali (...) ".

8 novembre: un candidato di unità democratica e federalista

Marco Pannella dichiara: "Ringrazio profondamente le prestigiose personalità di ogni settore della politica e della cultura, i liberali, i repubblicani, i socialdemocratici, i comunisti, i demoproletari, i verdi, i democristiani, i colleghi giornalisti che stanno dando alla mia candidatura a Commissario CEE il valore di un'unità democratica, europea, politica e civile che il Governo della Repubblica non può ignorare. Leggo che i principi di lottizzazione selvaggia dovrebbero invece valere, o meglio prevalere anche in questo caso. Leggo anche che il solo partito contrario, decisamente contrario alla mia candidatura sarebbe il PSI. Ma non ho di questo prova o conferma; e ne sono profondamente lieto. Ma, a questo punto, occorre dire a tutti che la convenzione per escludere qualsiasi radicale in quanto tale, e l'ostracismo ad hominem contro di me, proprio grazie alle iniziali adesioni laiche e comunista, ed a quelle successive, risulterebbero clamorosamente e odiosamente confermate e avallate se il "no" di qualche Innominato o di qualche Don Rodrigo dovesse bastare per indurre il Governo a farsene portavoce, zelante e obbediente. Il Presidente del Consiglio è il solo responsabile, istituzionalmente, assieme al Consiglio dei Ministri, di quanto sarà deciso. Mi sia lecito pubblicamente ricordarglielo, e fargli sapere che sono a sua intera disposizione se intende consultarmi in proposito."

Marcia di Pasqua 1982 contro lo sterminio per fame, da Porta Pia a S. Pietro. Nella foto, da sinistra, Umberto Terracini, Giglia Tedesco, Marco Pannella.
Marcia di Pasqua 1982 contro lo sterminio per fame, da Porta Pia a S. Pietro. Nella foto, da sinistra, Umberto Terracini, Giglia Tedesco, Marco Pannella.
Ma il dibattito politico è drogato. Clemente Mastella, dc, denuncia che a Montecitorio, l'alcool scorre a fiumi, e chissà quanti deputati sniffano e spinellano. Massimo Teodori scrive alla Presidente della Camera, proponendo che deputati e senatori diano il buon esempio: "Si indica - scrive Teodori - la necessità di controllare tutti i consumatori di droghe al fine di procedere alla loro punizione. I rappresentanti del popolo non possono restare indifferenti. E soprattutto, quanti proclamano la necessità di controlli di massa, non possono predicare bene e razzolare male. (...) Senza l'esempio, le proposte tese a fare dello Stato il grande controllore dei comportamenti individuali non hanno alcuna forza, e non hanno credibilità le enunciazioni altisonanti. Perciò Le chiedo che la Camera promuova un esame di massa dei propri membri, per controllare se vi siano tra i deputati assuntori di droga di qualsiasi tipo. Tale campagna deve riguardare coloro che volontariamente accettano di sottoporsi ai controlli, non dubitando che soprattutto i sostenitori della maniera forte ("controllo e punizione") saranno i primi ad aderirvi (...)". E invece, niente. Nei giorni successivi, molti tra gli onorevoli risponderanno, eccitatissimi, che la proposta di Teodori è un insulto al Parlamento: e Don Riboldi, Vescovo di Acerra, scrive sul mensile della diocesi: "Se i parlamentari della Repubblica non sanno resistere a certe debolezze, che perlomeno le tengano nascoste...". Radio radicale scatena la bagarre. Aurelio Aversa, inviato a Trento per seguire la campagna intervista Claudio Martelli, che testualmente dichiara: "Personalmente sono convinto che le droghe leggere, e mi riferisco all'hashishé che è da centinaia di anni nella cultura della civiltà araba, e alla marijuana, che è da tempo nella cultura di altre popolazioni, debbano essere equiparate al tipo di regolamentazione vigente per gli alcolici e per il tabacco". Il "contrordine, compagni!" non tarderà ad arrivare.

10 novembre: il dono inverso di re mida

Siamo alla vigilia dell'arrivo a Roma di Jacques Delors, Presidente della Commissione CEE, nelle cui mani il Presidente del Consiglio dovrebbe consegnare le nomine italiane. Le ore si fanno convulse, già si avverte il rischio concreto che De Mita attui il colpo di mano. Marco Pannella dichiara: "Vi sono sistemi e metodi che hanno il dono inverso a quello di Re Mida. A proposito delle nomine dei Commissari CEE, la regola si conferma. La situazione è la seguente. Grazie alla candidatura avanzata a fine luglio dal Partito radicale, la mia, subito rilanciata e fatta propria dai partiti laici, dal PCI, da Dp, dai Verdi (con la sola finiana, povera assenza missina) e da non pochi autorevoli esponenti della DC; grazie alla lista davvero imprevedibile (e per questo, certo, accuratamente, ipocritamente nascosta o amputata sapientemente dai soliti organi di stampa, con l'eccezione de "Il Giornale") di personalità che hanno rivolto ora un pubblico appello al Governo, grazie a tutto questo, dunque, per la prima volta queste nomine sono divenute tema di attenzione dell'opinione pubblica e del mondo civile. si è fatto presente che tutti i grandi paesi europei - a cominciare da quello governato dall' "intollerante" signora Tatcher - designano un rappresentante del Governo e uno dell'opposizione. Con l'eccezione della Germania. Si è fatto presente che in Italia si è venuta a creare una situazione per la quale io non sarei affatto il rappresentante dell'opposizione, anche se l'opposizione ha assunto posizione favorevole alla mia nomina: ma, grazie al sostegno di tre partiti laici di governo su quattro, al silenzio del PSI, alla neutralità benevola della DC, alla composita schiera di cittadini illustri che mi onorano del loro sostegno, sono chiaramente un candidato "europeo", non di parte, ma di amplissima unità democratica. La legge vuole che sia il Governo a designare questi Commissari. Il Governo, non il Presidente del Consiglio. In Parlamento, molte forze politiche hanno chiesto un dibattito di indirizzo al Governo su questo tema; richiesta legittima e seria. Invece no. Tutto deve essere fatto nei corridoi, con una scandalosa testimonianza di lottizzazione vergognosa di sŠ, illegittima istituzionalmente e politicamente. Chi ha la forza delle buone ra - gioni, purtroppo, sembra meno deciso di chi ha la debolezza dell'abitudine e della pretesa del sopruso. In queste condizioni la questione non è più personale, ma di interesse generale, di principio; di fatto "nazionale" e democratico. Intendo quindi difendere anch'io, per rispetto a principi e persone, la mia candidatura. E chiedo, con fiera umiltà, a tutti e a ciascuno, una leale mano, aiuto e sostegno".

Bisogna "calare" l'Appello direttamente nell'agone politico, a Montecitorio e a Palazzo Madama. Gianfranco Spadaccia e Francesco Rutelli scrivono ai loro colleghi senatori e deputati, allegando il testo dell'Appello con le prime adesioni. Questo il testo della lettera: "Caro Collega, una significativa, per molti versi straordinaria convergenza di uomini di cultura, scienziati, personalità pubbliche ha dato vita all'appello, che ti alleghiamo, a sostegno della candidatura di Marco Pannella a Commissario CEE. Numerosi parlamentari, sulla scia di dichiarazioni di appoggio e di simpatia provenienti da quasi tutte le aree politiche e partitiche, lo hanno già sottoscritto. Ci permettiamo di chiederti di fare altrettanto, fiduciosi nella tua disponibilità e nella tua disinteressata condivisione dei contenuti e degli obiettivi dell'appello. Con i più cordiali saluti". Bisogna farne mille copie, personalizzate, quindi ogni copia deve passare attraverso la "stampante laser" del computer, che scriverà il nome. È tardi: al Gruppo federalista alla Camera le lettere sono pronte alle dieci di sera , con i commessi che scalpitano, perché devono chiudere e anche questa volta i radicali sono gli ultimi ad andare via. Al Partito ci sono una decina di militanti impegnati ad apporre il timbro "riservata - personale" sulle mille buste, ad attaccare le etichette con i nomi. La "laser" scalda, ogni dieci copie bisogna lasciarla riposare, se no macchia. Si comincia ad imbustare che è passata l'una. Marco Pannella, bloccato all'aeroporto di Fiumicino da un volo per Catania che non parte, scambia alcune telefonate con il Partito, con Francesco Rutelli, e tutti gli pongono la stessa angosciata domanda: che fare, che altro si può fare? Marco risponde: non so, carta bianca a tutti. Imbustando come forsennati, i militanti decidono di costituirsi in "Comitato per Pannella Commissario CEE", e che non molleranno, né giorno né notte, finché non saranno resi noti i nomi dei designati. Sanno che è quasi impossibile farcela, ma non possono negare di dare la loro mano, aiuto e sostegno, alla candidatura di Pannella, all'amico e al compagno Marco, e ai tanti che già, firmando l'appello, hanno fatto scoccare la scintilla di un'iniziativa politica seria, necessaria, una rivolta democratica dell'intelligenza. Ci vuole una mano d'aiuto, per una piccola struttura organizzativa dove spesso ci si disputano le linee telefoniche, dove sempre si ha l'impressione di non poter seguire tutto quel che succede, ma di non poter mollare su nessunissimo fronte. "L'impegno politico, è credere che non si è fatto tutto il possibile, finché non si è fatto anche l'impossibile". Olio di gomito, e spirito di servizio, è quel che ci vuole.


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