PERDO&STRAVINCO
la candidatura di Marco Pannella a Commissario CEE:
com'è nata, quanto è cresciuta, perché non è stata accolta

a cura di
Gaetano Dentamaro
© 1988 Pianeta Edizioni ©1998 The New Radikalna Strange


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l'ombra del commissario, II

23 settembre: nasce il partito dell' europarlamento

303 eurodeputati su 518 approvano a Strasburgo una dichiarazione con la quale si chiede che fin dalle prossime elezioni europee ogni cittadino della CEE possa essere candidato non soltanto nel proprio paese, ma anche in qualsiasi altro Stato della Comunità. L'Europarlamento chiede inoltre che il Consiglio dei Ministri CEE esamini e deliberi tutte le misure necessarie atte a rendere effettivo tale diritto entro il 30 ottobre prossimo. È già la terza presa di posizione del Parlamento europeo in pochi mesi sull'argomento. Strasburgo rivendica maggiori poteri, richiede la convocazione di un'Assemblea di tutti i parlamentari nazionali della CEE per l'elezione diretta del Presidente della Commissione e del Presidente del Consiglio europei: gli "stati Generali d'Europa". E ancora, sollecita gli Stati nazionali a convocare, nella data delle elezioni europee dell'89, un referendum consultivo sull'attribuzione di poteri costituenti al PE, e sulla costituzione degli Stati Uniti d'Europa. Cicciomessere, Negri, Pannella così commentano: "Di fronte ad un Parlamento che alza la testa e domanda autentici poteri per se ed autentici diritti per i cittadini, i capi di Stato e di Governo ed il Consiglio della CEE non possono più reagire con uno sdegnato ed ostile silenzio. Il Parlamento europeo non commette alcun reato di lesa maestà. È al contrario offensivo e scandaloso l'atteggiamento del Consiglio nei confronti del Parlamento, unico organo comunitario democraticamente eletto e rappresentativo dei popoli europei. Il vertice di Rodi, il 2 e 3 dicembre prossimi, dovrà esprimersi sulle richieste del PE, sulla nascita di un reale organo legislativo, di un esecutivo dinanzi ad esso responsabile, nonché sulla consultazione dei cittadini europei e l'affermazione di un loro concreto diritto. È evidente fin d'ora, e non possiamo che rallegrarcene, che è nato un "partito del Parlamento", attraverso schieramenti politici e nazionalità. Ci sono tutte le premesse per un grande confronto tra i fautori dell'unione politica europea e della nascita degli Stati Uniti d'Europa democratici, e quanti esplicitamente o tacitamente boicottano tale prospettiva, e lavorano alacremente ad un'Europa intesa solo come spazio di libero mercato, nel vuoto di qualsiasi istituzione democratica comunitaria".

ottobre: come votare radicale a gerusalemme

Se le cose sembrano procedere bene, dal punto di vista istituzionale, il Partito radicale naviga invece in bruttissime acque. Le iscrizioni e i contributi arrivano con il contagocce. I radicali convocano la riunione del loro Consiglio Federale a Gerusalemme, ed è subito polemica: è un esplicito atto di sostegno al regime di Shamir, Israele va isolato, boicottato, Israele è come il Sudafrica, il Pr, dai diritti civili e dalla fame nel mondo, è approdato al nuovo nazismo delle braccia spaccate e dell'apartheid. Qualche giorno prima della riunione, Marco Pannella pubblica un articolo sul maggior quotidiano in lingua inglese del Medio Oriente, il "Jerusalem Post". L'articolo viene ripreso il giorno dopo anche dai quotidiani "Maariv" e "Yediot Ahronoth". Il PR raggranella i milioni necessari per pubblicare a pagamento tre pagine di pubblicità. In Israele è in corso la campagna elettorale. Solo pochi giorni prima, da un altro Stato del Mediterraneo, arabo questa volta, era venuta la notizia del contributo di sangue di centinaia di persone in rivolta per il prezzo del pane.

Scrive Pannella: "I confini di Israele possono essere i confini degli Stati Uniti d'Europa (e del Mediterraneo). I cittadini d'Israele possono essere i cittadini degli Stati Uniti d'Europa. La difesa, la sicurezza d'Israele possono coincidere con quelle di altri trecento milioni di persone, ed essere integrate nel sistema difensivo che gli Stati Uniti d'Europa possono darsi e si stanno in varie forme dando. In questo scenario la pace può essere trattata e affermata; i territori occupati possono strategicamente essere lasciati. Ma solo in questo scenario. Ogni altra soluzione non può essere che fallace e precaria. Alla vigilia del 2000, lottare per edificare o difendere uno Stato nazionale - tanto più se di piccole dimensioni - è un non - senso, un errore strategico oltreché ideale e politico. Questa realtà, che è stata compresa da Stati come la Germania e la Francia, la Gran Bretagna e l'Italia, è vera anche per Israele, così come per coloro che lottano per uno Stato palestinese. Invece, tutti i partiti - e il mondo intero - sembrano convinti del contrario. Così, si sta vivendo una tragedia senza sbocchi e sempre più grave. L'esperienza dimostra che quasi ovunque nel mondo, in Africa, in America Latina, in Medio ed Estremo Oriente le lotte cosiddette di "liberazione nazionale" si sono tradotte in catastrofi e in regimi dittatoriali. D'altra parte, l'indipendenza, il non - allineamento, costituiscono un'illusione o una menzogna. Non si è "indipendenti", non si è liberi quando le dimensioni di un territorio e di un mercato sono minime e si dipende per tanta parte del proprio bilancio da altri Stati; non si è liberi e la democrazia diviene senza rapporto effettivo con il potere reale di decisione, sul piano storico e politico. Il sionismo, con i suoi immensi valori, è stato concepito mentre nel mondo le lotte per la creazione degli Stati nazionali divenivano cultura di un'intera generazione intellettuale. Oggi quegli stessi valori e quelle stesse speranze, esigono di essere riformate per restare o tornare ad essere vive e vitali. Occorrono soggetti politici, storici, capaci di guidare questa svolta. Occorrono partiti e forze politiche transnazionali, nuove, per affermare gli ideali di libertà, di giustizia, di pace e di tolleranza, per rispondere ai problemi reali dell'umanità e del pianeta, messi a sacco dal disordine stabilito e dominante ovunque. Occorre rompere anche con un pacifismo "equidistante", privo di proprie risposte positive, sia sul piano politico che storico. Essere nonviolenti comporta essere sempre all'attacco, contro la violenza e i regimi violenti. Essere democratici significa comprendere che i nemici di Israele non temono tanto le sue armi, quanto i suoi ideali e quelli di democrazia politica e sociale.

Questi ideali sono i nemici più temuti da tutti gli altri regimi del Medio Oriente, senza eccezione, perché sono i soli che possono rendere liberi i loro cittadini. In Israele una vecchia classe dirigente sembra schiava del passato, ed è incapace di comprendere fino in fondo che le armi migliori sono quelle di uno Stato di diritto, quelle dei diritti civili e umani per tutti; ma soprattutto si è rivelata incapace, sul piano delle idee e del governo, dell'amministrazione, di concepire in modo moderno ed efficace sia la prevenzione sia la repressione, muovendosi secondo una strategia vecchia di cinquant'anni, che isola Israele, tanto più che nel mondo predominano conformismo, demagogia, sottovalutazione del pericolo mortale che rappresentano i regimi totalitari, di destra o di sinistra che siano. Il Partito radicale intende lottare perché immediatamente la Comunità Europea si apra alla partecipazione piena di Israele, obiettivo necessario per la difesa della democrazia e per la pace in Medio Oriente, passaggio necessario e obbligato per la liberazione democratica di tutti i popoli e gli individui che l'abitano. È possibile che il PE si pronunci in tal senso, se questa battaglia sarà ingaggiata e sostenuta anche in e da Israele. Il PR non è in concorrenza con nessun partito nazionale e di nessuno Stato nazionale. Non si presenterà più, in quanto tale, ad elezioni e in quanto tale, non farà mai parte di alcun Governo o opposizione "nazionale". Non è un partito di potere; ma un partito di obiettivi e di idee. Il Partito radicale necessita urgentemente dunque di iscrizioni, sottoscrizioni, militanza, per affermarsi, per non essere costretto al fallimento ed alla propria chiusura. I "refuzniks" sanno come e quanto sappiamo lottare per la loro causa, per i loro diritti, così come per i diritti di tutte le minoranze e di tutti gli individui oppressi e perseguitati. Ma se i refuzniks, e le loro famiglie, gli israeliani che vogliono trovare una soluzione alla tragedia che li accerchia e che diventa sempre più intima e profonda, non daranno subito anch'essi corpo e voce, mano al Partito radicale transnazionale, se non "voteranno" in questo modo per un avvenire e per idee e ideali diversi e nuovi per se e per tutti, noi saremo travolti, invece che travolgere le difficoltà immense del nostro tempo".

16 ottobre: i semi della foresta

A Gerusalemme, Sergio Stanzani e Paolo Vigevano presentano al Cf le loro dimissioni. 5.250 iscritti; 618 milioni e poco più raccolti dalla sottoscrizione straordinaria fino al 20 ottobre. Se ci fosse, in Italia e altrove, dicono nella loro relazione, solo un po' più d'informazione, se esistessero criteri anche minimi di correttezza e democraticità dell'informazione, già questo assicurerebbe al PR migliaia di iscrizioni in più. Servono 900 milioni entro dicembre: seimila persone che decidano d'iscriversi. Ma bisogna comunque prepararsi al peggio, per evitare la bancarotta. Il Consiglio federale, che riceve durante i lavori la visita ed il commosso saluto del sindaco di Gerusalemme Teddy Kollek, respinge le dimissioni; dà mandato a Segretario e a Tesoriere di preparare la chiusura del Partito, e ratifica la nomina a Primo segretario aggiunto di Basile Gouissou, ex - Ministro dell'Informazione del Bourkina Faso, iscritto dal 1986, deposto dopo il golpe sanguinoso che uccise il Presidente Thomas Sankara. Intervenendo durante i lavori, Basile dice: "Come tutti voi, vengo anch'io da molto lontano, perché sono africano, sono nero, vengo da un paese tra i più poveri del mondo (...). Vi assicuro che la prima volta che discussi con il mio amico Marco Pannella passai una notte in bianco, non potei dormire...rovesciò tutta la mia logica, tutti i miei valori. Mi trovai a pormi la domanda, "e se avesse ragione? non si può vedere il mondo in maniera diversa, con un'altra filosofia?". Noi siamo obbligati a farci carico di tutta l'intolleranza, l'incomprensione, la violenza che abbiamo ereditato dalle nostre città, dalle nostre famiglie, dal nostro ambiente (...). Chi vi parla ha praticato l'intolleranza, prima di esserne vittima; ha praticato o causato violenza, prima di esserne vittima; e ha visto anche morire, e soffrire; e forse, non ha fatto tutto ciò che avrebbe potuto per evitarlo, prima di esserne a sua volta la vittima. Perché quando voi vedete degli amici, dei fratelli morire, questo vi colpisce: tutti gli uomini hanno un cuore, e non una pietra al suo posto. È in questo che l'ideale del Partito radicale è un ideale unico, secondo me, originale, che rovescia anche nell'essenziale la logica politica. Credo che non è possibile impegnarsi in questa politica senza assumere il rischio di vivere in crisi perpetua, permanente, il rischio di essere scossi, di aver dubbi, perché è un cammino che non ha precedenti, e noi siamo esposti a tutti i pericoli. (...) Ma, pure, sono convinto che nella disperazione più totale si trova la speranza, e che bisogna saper cercare".

Prima di lasciare Gerusalemme, i radicali si recano in una zona appena fuori città, dov'‚ in corso un'operazione di rimboschimento, per piantare alcuni piccoli alberi. Crescerà in quel luogo la prima "radical forest".

26 ottobre : craxi folgorato sulla via di washington

Bettino Craxi ha scoperto l'America. Il suo viaggio negli Stati Uniti - nel quale è accompagnato dal consueto serraglio - rimbalza in Italia per le sue dichiarazioni sulla droga. Craxi incontra il Procuratore generale americano Giuliani, che lo convince che le posizioni antiproibizioniste, sostenute dai soliti intellettuali corrotti e corruttori, "non hanno alcun avvenire politico". L'argomento ha la forza di un fascino irresistibile, per il segretario del PSI, che non esita a plaudire anche alle decisioni dell'amministrazione Reagan di imbarbarire la giustizia e la società americana con l'estensione incontrollabile della pena di morte e dell'ergastolo. I radicali rispondono inviando un paio di spinelli a Craxi padre e a Craxi figlio, accompagnati da un biglietto. Per Craxi padre: "Caro Bettino, ma dici sul serio?". Per Craxi figlio: "Caro Bobo, sembra che gli amici di Ronald Reagan siano riusciti a convincere papà che la soluzione al problema droga sia nella proibizione, repressione e criminalizzazione. Speriamo possiate presto trascorrere insieme qualche ora, meditando sull'argomento e su una domanda che a noi sembra fondamentale: cosa conviene ai narcotrafficanti, la droga proibita o la droga legale? Accetta questo piccolo regalo, con l'augurio da parte nostra di ore serene con papà e di meditazioni proficue per noi tutti".

27 ottobre: nasce l'intergruppo europeo per i diritti umani nei paesi dell'est

Su iniziativa radicale e degli esponenti di Solidarnosc in esilio, si costituisce al Parlamento Europeo l'intergruppo per i diritti umani nei paesi dell'Est. Aderiscono oltre cinquanta eurodeputati di ogni nazionalità e di tutte le forze politiche. "Siamo accomunati dal desiderio che le denunce e le proposte dei movimenti per i diritti umani all'Est non siano più solo conosciute in modo saltuario, grazie alla stampa e nei momenti di più acuta tensione politica in quei paesi - dichiara Giovanni Negri, europarlamentare radicale - . Sono pezzi del nostro continente: la loro vita è anche la nostra, la battaglia per l'affermazione e la difesa dei diritti umani e civili, per la libera circolazione delle persone e delle idee e del pensiero è anche la nostra battaglia".

28 ottobre: il partito dell' europarlamento

Tutti i capigruppo alla Camera dei deputati presentano la legge che recepisce la Risoluzione approvata dal Parlamento di Strasburgo per riconoscere l'eleggibilità ai cittadini degli altri Paesi della Comunità europea.

Giunge da Parigi la notizia che il Governo francese ha designato come Commissaria Christiane Scrivener, esponente dell'opposizione centrista. In una conferenza stampa convocata per illustrare gli esiti del Consiglio federale di Gerusalemme, Stanzani rilancia la candidatura di Marco Pannella "appoggiata da tre partiti laici di governo su quattro, e sulla quale si sono espressi positivamente tutte le forze di opposizione" - tranne, fino a quel momento, il MSI - "e che non può più essere oggetto di un silenzioso tentativo di rimozione". "Il Partito radicale" - afferma Stanzani - "rifiuta di credere che con la decretazione di veti antiradicali e 'ad personam' si intenda, da parte del nostro Governo, continuare ad imporre la sola,vera, 'conventio ad excludendum' oggi vigente nel nostro paese e nelle istituzioni".

Ottobre sta per concludersi. Si attende a Roma la visita del Presidente della Commissione Europea, Delors. Tacciono, per il momento, De Mita e Craxi. Solo qualche settimana prima, la nomina dei Commissari appariva come un'atto scontato di lottizzazione partitocratica tra DC e PSI, adesso è una bomba politica. La politica interna propone uno scenario di pietre rotolanti. Craxi preme per una "mini-riforma" elettorale da approvare a tambur battente. Nel PSDI si annunciano scissioni e conversioni al garofano. Marco Pannella si dichiara disposto a prendere, nel Partito che fu di Giuseppe Saragat, il posto di eventuali transfughi: "Lo stile - dicono - è l'uomo. Vale anche per l'uomo politico e per il partito politico? Alcuni, sembra, non lo pensano. I compagni ed amici del PSDI che hanno scelto queste ore per annunciare il loro passaggio (se possibile, con la sigla del partito; se no, fa lo stesso) al PSI, in base all'innsopprimibile esigenza di onorare così insieme precisi valori e comportamenti ideali, politici, e di onestà d'acciaio, devono ritenere che no. Altrimenti avrebbero atteso forse qualche ora. Ma dov'erano, questi amici e compagni, quando nel PSDI s'affermavano comportamenti che oggi essi rinnegano? La risposta è semplice: erano lì, d'accordo, se non sul resto, almeno sul fatto che il Partito usufruisse di certi metodi e vantaggi. Non erano, in genere, nel Partito radicale. Comincia dunque la campagna acquisti e vendite a saldo, che avevamo previsto e ufficialmente annunciata in questi anni, legata oggi alla truffaldina pretesa di cambiare le regole del gioco alla vigilia delle elezioni europee. Alla fine viene voglia di pensare seriamente ad entrare nel PSDI, al posto di quelli che annunciano con tanta arroganza di voler cambiare strada e squadra. Semmai, davvero, in vista delle europee e delle spartizioni di regime, si scegliesse di essere i maramaldi, veri o presunti, del PSDI, emblematicamente, non potrei che chiedere di occupare il loro posto in quel partito. Gratuitamente".

"L'Umanità", quotidiano socialdemocratico, ringrazia e fa gli scongiuri. Marco Pannella chiede da tempo di potere, lui, prendere doppie e triple tessere. L'ha chiesta al PSI, al PSDI, a repubblicani e liberali, ma nessuno, fin'ora, ha voluto dargliela.

30 ottobre: iniziano "le manovre"

"Iniziate le manovre per sostituire Natali e Ripa di Meana alla CEE. PANNELLA COMMISSARIO A BRUXELLES? PER I LAICI È OK, SOLO IL PSI TENTENNA". Eugenio Melani, "Il Giornale nuovo", domenica 30 ottobre 1988.

"Grandi manovre per la nomina dei Commissari italiani della CEE, ossia dei due ministri che, a partire dal 1989, ci rappresenteranno nel governo comunitario. Saranno confermati il democristiano Lorenzo Natali e il socialista Carlo Ripa di Meana? Oppure uno di loro otterrà un nuovo incarico in patria e l'altro resterà a Bruxelles? O avremo due facce nuove nell'esecutivo europeo? La risposta a questi interrogativi non tarderà, perché Jacques Delors, presidente della Commissione CEE, verrà a Roma l'undici novembre e stabilirà con De Mita quali "ministeri" saranno attribuiti agli italiani. Questa decisione influirà non poco sulle designazioni. Ora come ora, comunque, il candidato a Bruxelles che ha raccolto maggiori consensi è Marco Pannella: il nome del leader radicale non ha sollevato pronunciamientos, tutt'altro, soltanto i socialisti tengono le labbra cucite. Ed il PSI è determinante, perché finora, seguendo una regola molto discutibile, i commissari cee sono sempre usciti dalle scuderie dei due principali partiti della maggioranza di governo. Non è però detto che stavolta le cose vadano nello stesso modo, dato che tutti gli altri Paesi europei (Germania esclusa) hanno designato un Commissario scelto nelle file della maggioranza e uno appartenente all'opposizione. Il caso più recente è quello della Francia: il governo del socialista Rocard ha infatti scelto per Bruxelles la signora Christiane Scrivener, radical - giscardiana. A Roma, invece, le grandi manovre sono in pieno svolgimento. In particolare nella DC, dove demitiani e non - demitiani hanno candidati diversi, secondo il tradizionale copione seguito da quel partito ogni volta che si tratta di procedere ad una nomina importante. Vediamo come stano le cose nello Scudocrociato. La conferma di Lorenzo Natali è appoggiata solo da Forlani: Andreotti ha spezzato tutte le sue lance per il professor Giuseppe Guarino, che fu ministro delle finanze nell'ultimo governo Fanfani. Guarino ha trovato degli "sponsor" anche nella sinistra del partito. De Mita però ha il suo uomo: l'ex - ministro Filippo Maria Pandolfi. Una scelta che ha un motivo molto preciso, in quanto, inopinatamente, Pandolfi (insieme con Zamberletti) ha abbandonato il "centrista" Gava per formare una propria corrente disponibilissima alla rielezione di De Mita alla segreteria DC. La nuova corrente è stata maliziosamente definita dei "pontieri". Andreotti, si assicura, è furibondo per l'atteggiamento del Presidente del Consiglio. Tant'‚ vero che, durante l'ultima riunione della Commissione Esteri della Camera, quando radicali e comunisti gli hanno chiesto quali sono i criteri del Governo per la scelta dei nostri rappresentanti alla CEE, ha avuto uno scatto di nervi (cosa rarissima per lui), e ha risposto che "le nomine sono già state decise". Pare proprio che non sia esatto, perché, qualche giorno più tardi, il Ministro per i rapporti con il Parlamento Mattarella ha assicurato al Presidente Rutelli che "le nomine per Bruxelles saranno oggetto di consultazioni tra il Governo e tutti i gruppi della Camera e del Senato". E il segretario del PRI, La Malfa, ha detto a De Mita che "se questa è una maggioranza a cinque, e non a due, anche la scelta dei Commissari della CEE deve essere collegiale anziché avvenire soltanto tra DC e PSI". c'è comunque da tener presente che, se Delors assegnerà all'Italia il ministero dell'Agricoltura, Pandolfi - un politico molto preparato in quel campo - avrà chances migliori di Guarino e di Natali. Per l'altro Commissario, quello non democristiano, il favorito continua ad essere Pannella. Le opposizioni e i partiti laici della maggioranza hanno infatti lasciato intendere che non hanno obiezioni; né è detto che il silenzio di Craxi abbia il significato di un veto. Un incontro del segretario del PSI con il leader radicale, ritenuto imminente, potrebbe risolvere la questione. Certo Craxi non può prendere decisioni "punitive" per Ripa di Meana, che a Bruxelles ha lavorato bene. Si dice che "a titolo di compensazione", potrebbe essergli offerta la Sovrintendenza della Scala oppure (meno probabilmente) la Presidenza della Rai".

4 novembre: una rosa, ...è marco pannella

"Più vicini Occhetto e Pannella" titolano i giornali (titolini, la notizia passa nelle "brevi di cronaca"), dopo l'incontro tra comunisti e radicali. Dice Achille Occhetto: "Ci vedremo ancora, dopo la prossima riunione del nostro Comitato Centrale, per approfondire questioni sulle quali abbiamo valutato di assumere una posizione comune. Per quanto riguarda la nomina dei Commissari CEE, è bene che anche uomini che non siano espressione della maggioranza possano essere designati rappresentanti di tutto il popolo italiano. Riteniamo che si debba certamente scegliere in una rosa in cui ci sia anche il nome di Marco Pannella".

Di tutt'altro parere invece "La Repubblica": l'intera pagina 8 è dedicata all'argomento. "Nella commissione di Delors mancano soltanto gli italiani". "Mentre i dc Pandolfi e Guarino contendono il posto a Natali, perde quota la candidatura Pannella - È Ruggiero il nome su cui punta il PSI". L'articolo è di Giorgio Rossi: "Siamo ormai agli sgoccioli. o quanto meno dovremmo esserci. Il governo dovrebbe decidere al massimo entro la prossima settimana. Saremo gli ultimi ad aver deciso, ed è questa un'altra delle peggiori consuetudini che nel nostro paese si tramandano da un governo all'altro. La questione non è formale. Nel consesso l'Italia non gode di grande autorità, e questo già di per sŠ comporta la tendenza ad attribuire ai nostri rappresentanti incarichi no molto rilevanti. Se poi si comincia a discuterne all'ultimo momento (e talvolta, come è accaduto dopo aver mandato a Strasburgo personaggi non altamente qualificati, rappresentanti più compromessi politici che scelte di qualità) è evidente che le deleghe all'Italia riguarderanno sempre settori e problemi secondari. La spiegazioni di questo atteggiamento dei nostri governi è piuttosto semplice. Ogni volta che si tratta di attribuire un incarico importante, puro prestigio o potere concreto che esso comporti, scattano non solo gli interessi di questo o quel partito, ma anche gli interessi e piccoli e grandi mercati all'interno dei partiti. Nel caso specifico l'accordo fra democristiani e socialisti assicura a loro esponenti l'ambita elezione ai due posti che ci spettano. Non è dunque la solita rissa fra i due maggiori partners a rallentare questa volta la scelta. Ma le complicazioni infinite, le ambizioni personali, le promesse da mantenere o da rinnegare, i balletti di poltrone che scelte del genere hanno sempre comportato nel gioco della nostra politica. Per lo più i governi europei sono stati tali per modo di dire. Competenze sempre molto limitate, scarsa possibilità di decidere su temi centrali, scarsissima capacità di farlo nel miglior modo possibile: le strategie politiche diverse dei vari governi nazionali e i contrapposti interessi concreti non a caso rendono ardua una sostanziale unita' europea. Ma questa volta le cose stanno in modo un po' diverso. Perché in un modo o nell'altro, i primi risultati completi raggiunti dai dodici dai Dodici e soprattutto la prossima liberazione delle barriere finanziarie dei mercati monetari, dovranno essere gestiti con grande cura e capacità. Da qui soprattutto discende il notevole rilievo che il "governo europeo" di Delors si troverà ad avere nei prossimi anni. Perciò se in occasioni precedenti la scelta dei rappresentanti italiani era lenta e complessa, questa volta lo è ancora di più. Non c'è soltanto il balletto delle poltrone, ma anche (si spera) la consapevolezza che a Strasburgo è necessario mandare uomini politici di prestigio e in possesso di affermate capacità di governo piuttosto che personaggi ai quali, per un motivo o per un altro , non è possibile negare l'ultima poltrona rimasta. Non c'è ancora nulla di ufficiale, ma dalle notizie che trapelano si direbbe che tanto i socialisti quanto i democristiani siano orientati in questo senso. In un primo momento, la scorsa estate, sembrò farsi largo in modo piuttosto consistente la candidatura di Marco Pannella che parve sponsorizzata dai socialisti e anche dai repubblicani (l'opinione espressa da La Malfa fu che a quel posto Pannella avrebbe potuto far bene). Il leader radicale, che è deputato europeo, è molto noto a Strasburgo, dove il suo partito ha tre seggi. Nel gennaio 1987 avanzò la propria candidatura a Presidente del Parlamento Europeo e la sostenne con tesi non peregrine. Per quella carica, che era stata di Simone Veil, di Piet Dankert e di Pierre Pfimlin, erano in corsa il conservatore inglese sir Henry Plumb e il socialista Enrique Baron Crespo: uno scontro fra destra e sinistra, una battaglia, sostenne Pannella, presentandosi come terzo candidato in rappresentanza di puri valori europei, "priva di senso in quest'Assemblea". riuscì a raccogliere 61 voti e ad impedire l'elezione, al primo scrutinio, di Plumb, come poi avvenne. Probabilmente, nel ripetuto disegno di Pannella di smobilitare il Partito per trasformarlo in movimento transnazionale, sono anche presenti la sua convinzione e la sua ambizione di riuscire ad accreditarsi come grande leader europeo. Ma nella sua corsa alla poltrona di commissario c'è anche il desiderio di far sì che nell'Esecutivo siano presenti non soltanto esponenti della maggioranza. Comunque, fallito quel suo primo tentativo, questa volta si sta davvero mobilitando per raggiungere lo scopo: i radicali stanno provvedendo alla raccolta di firme di europeisti e intellettuali sotto una sorta di manifesto nel quale si sponsorizza il nome di Pannella per l'esecutivo europeo, come rappresentante di tutti i laici. Ma anche questa volta il disegno sembra perdente, nonostante ieri Occhetto abbia precisato di ritenere possibile la presenza di Pannella all'interno di una rosa di candidati laici. Craxi è convinto che il commissario CEE di parte socialista debba essere, per l'appunto, soltanto un socialista. E per quanto riguarda l'appoggio dei repubblicani, è arrivata, da parte di Giorgio La Malfa, un'improvvisa doccia fredda. Il segretario del PRI chiede che valga anche per i partiti minori il diritto di scelta sui candidati che DC e PSI vogliono eleggere, e la possibilità che si tratti di figure non sbiadite, e "magari da sistemare alla bell'e meglio". e aggiunge che, certo, tutto è diverso "se il candidato è personaggio del tipo del Ministro Ruggiero, perché gli interessi italiani sarebbero ben tutelati". Questa frase equivale ad un esplicito appoggio per la candidatura di Ruggiero, nostro attuale Ministro per il Commercio estero, definito "commissario ideale" da Martin Bangemann, Agnelli, Giscard d'Estaing, Jacques Attali. (...) La scelta di Ruggiero sembra felice, le difficoltà sono a questo punto d'altra natura, quelle proprie del valzer delle poltrone (...)". Eccetera eccetera.


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