PERDO&STRAVINCO
la candidatura di Marco Pannella a Commissario CEE:
com'è nata, quanto è cresciuta, perché non è stata accolta

a cura di
Gaetano Dentamaro

� 1988 Pianeta Edizioni �1998 The New Radikalna Strange

copertina | l'appello | introduzione |  l'ombra del commissario 
  documenti | who's who | il fuoco del guerriero

 

Introduzione



l'acquario, l'asino e l'europa del '92

di Gaetano Dentamaro

Europa, Europa, Europa del '92! Per gli italiani - i più favorevoli, secondo le statistiche, all'unione politica europea - il ritornello si associa ad un'insulsa trasmissione del sabato sera. Abolite le dogane, via le frontiere, cosa volete che importi a due italiani su tre che non hanno mai visto Napoli? Ma c'è di più grottesco. Un cittadino europeo che abbia preso per buone le menzogne della televisione e si prepari ad un viaggio senza passaporto il primo gennaio 1992, verrebbe cortesemente pregato di rimandarlo di 365 giorni. Il mercato unico europeo andrà in onda dal primo gennaio 1993. Ma per valutarne appieno gli effetti, dicono gli esperti, bisognerà attendere almeno l'anno 2000. Perché tutti si ostinano a parlare di '92?

Diciamo piuttosto la grande truffa del '93. E nel giugno '89, a duecento anni dai berretti frigi e dalla presa della Bastiglia, 320 milioni di europei eleggeranno, per la terza volta a suffragio universale, 518 rappresentanti nel Parlamento europeo. Saranno in grado di fare quel che è urgente fare, cioè affrontare la questione politica e democratica dell'unione europea, avocando poteri costituenti, come fecero i rappresentanti degli stati americani e i congiurati della pallacorda?

C'è forte da dubitare che sia già così matura la coscienza politica europea per una simile rivoluzione, una rivoluzione politica e democratica. Una rivoluzione nonviolenta, che ha fatto tesoro delle lezioni della storia, e perciò, non solo non ammazza nessuno,ma si propone di suggerire soluzioni per l'intera umanità di fronte alla crisi che ne minaccia l'esistenza.

l'igiene del mondo

Europea? Internazionale, transnazionale, globale. Una rivoluzione in quanto tale muta la vita: è la generazione dei viventi che la attua, la vive e ne è trasformata. "La malattia di un epoca guarisce cambiando il modo di vita degli uomini" (Wittgenstein). La "crisi" della specie umana, dominante sul pianeta è la malattia della nostra epoca. "Crisi: latino crisis, dal greco krysis, nome d'azione di: krino, io giudico; quindi: scelta, decisione; poi: momento culminante (di una malattia)" (G.Devoto, Dizionario etimologico). Malato è l'intero pianeta. Le istituzioni politiche non possono governarlo, perché sono esse stesse malate. Malata è la società che affronta sgomenta la "peste del 2000". Malato è il pover'uomo che nonostante tutto non riesce a mandare via il suo raffreddore. Il momento culminante della malattia è la ferita lacerante nei centri storici delle città, quando una libreria chiude per far posto alla jeanseria o al fastfood. La carne tritata del bue si è nutrita del sangue degli indios e della linfa delle foreste vergini: rase al suolo per coltivare mangime da allevamento, barbabietola per benzina "verde", tabacco da fumo. Guarda dalla finestra: piove? Sta' attento a non bagnarti, è acida. Non piove? E da quanto tempo? L'inondazione però ha colpito altrove, e ha spazzato la valle, poco dopo il grande terremoto. La saggezza dei tempi antichi teneva d'occhio le bestioline: se davano segni d'inquietudine, forse la terra avrebbe tremato. Con precisione oggi sappiamo di quanti centimetri all'anno si spostano le zolle continentali, potremmo forse approntare dei rimedi, studiare accorgimenti perché una simile evenienza faccia meno vittime possibile. E invece accade peggio che ai tempi remoti. Siamo immobilizzati nell'equilibrio precario del terrore. Siamo schiavi ed ostaggi del totem missilistico nucleare, e a lui sacrifichiamo oggi per prevenirne l'ira domani.

Dal torpore dell'angoscia ci scuotiamo solo con gli eccessi consumistici dei nostri baccanali, se il piacere riesce a sopraffare l'oppressione della colpa. Ma è questione di un attimo, e ci ritroviamo sperduti vagabondi nel deserto, deserto d'asfalto o di bidonvilles, deserto di cespugli rotolanti e di terra spaccata, deserto telecomandato lontano mille miglia, dove passa fantasmagorico e crudele il circo della Parigi-Dakar. Il rombo dei motori copre le urla silenziose di chi muore per fame nel deserto delle coscienze, deserto che è invece possibile far fiorire. Secondo dopo secondo, minuto dopo minuto, si compie implacabile il genocidio. La logica della guerra scaglia gli uni contro gli altri guerrieri bambini. Il 60% della popolazione mondiale ha meno di 30 anni. Di questi, la metà ne ha meno di quindici. L'umanità bambina gioca alla guerra, e la fascia d'ozono va a farsi benedire. All'alba dell'era dell'Acquario, che scoccherà puntuale insieme al mercato unico europeo, è questa l'igiene del mondo?

il divorzio tra scienza e potere, ovvero come sono stati ridotti in pappa i migliori cervelli del secolo

Le massime autorità scientifiche e culturali da tempo ormai producono rapporti e proposte di "soluzioni globali alle minacce globali". Uno dei primi, ma non uno dei più famosi, fu il "Rapporto Sacharov". Commissionato nel 1968 all'eminente fisico dall'Accademia delle Scienze sovietiche, è la causa del confino di Sacharov, perché le soluzioni proposte erano non solo incompatibili con le prospettive del regime sovietico nel pieno dell'éra brezneviana, ma apparivano incredibili anche al comune lettore occidentale. Nell'éra Gorbaciov, il fisico riabilitato deve conquistare con una campagna personale un seggio nel nuovo Parlamento sovietico, giacché l'Accademia delle Scienze, che pure lo ha da poco riammesso tra i suoi membri, ne boccia, a maggioranza, la nomina. Il suo programma politico è datato 1968, ma di sconcertante attualità, per la società sovietica e oltre. Ma non è che in Occidente sia andata meglio. I "rapporti globali" degli scienziati occidentali, globalmente, fanno carta da muffa negli archivi delle Organizzazioni internazionali. Quando Sacharov e i suoi colleghi occidentali elaboravano quei rapporti, la base di conoscenza e di informazioni era incomparabile qualitativamente, oltre che per quantità, con quella dell'uomo medio. Oggi quell'informazione è alla portata di tutti, attraverso i semplici dati della realtà sensibile. Il fall-out di Chernobyl, ne è stato solo l'esempio più eclatante. Perché gli scienziati non sono stati ascoltati, perché i loro progetti sono finiti nel cassetto?

La crisi dell'umanità è la crisi dell'evoluzione sociale, culturale e politica degli individui che la compongono. È rivoluzionaria l'idea dell'educazione alla conoscenza. È rivoluzionaria l'idea che lo scambio d'informazioni è uno dei pochi mezzi di cui la specie dispone per contrastare il fluire accelerato della vita. È rivoluzionaria l'idea di un assetto democratico, che garantisce i diritti fondamentali, la libera circolazione delle persone e delle idee, fatti essenziali al progresso evolutivo dell'umanità, alla sua concreta sopravvivenza sul pianeta. La rivoluzione è uno strumento nelle mani dell'uomo, quando per adattarsi all'ambiente, evolve culturalmente, socialmente, e dà forma a nuove istituzioni politiche. La rivoluzione cristiana cominciò lasciando che i morti seppellissero i morti. Camminando con Cristo, il pubblicano e la meretrice viaggiarono nel profondo della coscienza. La rivoluzione li mutò in discepoli, mutò i loro rapporti reciproci, creò nuova socialità, nuove società. Il risultato è, se vogliamo, sconfortante: abbiamo abbandonato la corazza vecchia solo per rivestirci delle nuove. L'uomo contemporaneo è un individuo supercorazzato. E questa è la sua malattia. Da quale matrice può sgorgare la guarigione? C'è una sola risposta sensata: da tutte, da ognuna, o da nessuna. Iniziare la rivoluzione, esserne la scintilla. Questo piccolo villaggio globale ha urgente bisogno di regole giuste e semplici, di un onesto Grande Capo, di un saggio Consiglio. Dov'è il difficile?

la rivoluzione è un sussurro, cammina sulle gambe della gente...

Il difficile è nel peso della corazza che trasciniamo. "Tutta l'esperienza del passato vive nel presente sotto forma di atteggiamenti caratteriali. L'essenza dell'uomo è la somma funzionale di tute le esperienze passate" (W. Reich). L'acquisizione culturale di secoli e millenni si è ancorata biologicamente nell'individuo. Gli strumenti culturali del passato e le strutture sociali e politiche sono inadeguate. L'Homo sapiens ha sognato di vivere senza limiti, finendo con lo stuprare l'intero pianeta. Ora deve crescere, diventare cittadino del mondo. Con artigiana pazienza, la generazione dei viventi deve mutare per vivere. Inventare una nuova professione di umanità. La rivoluzione è dentro di noi, e ogni acquisizione di consapevolezza e di responsabilità, la fa maturare, la accresce: diventa allora materia di scambio, produce realtà, nuovi rapporti sociali. "Dov'è la vita che abbiamo smarrito vivendo? Dov'è la saggezza che abbiamo smarrito nella conoscenza? Dov'è la conoscenza che abbiamo smarrito nell'informazione?" (T.S.Eliot). La violenza difficilmente è mero atto fisico: quasi sempre si accompagna alla mistificazione, alla menzogna, alla non-verità: la violenza si fonda sull'ignoranza. La rivoluzione nonviolenta si fonda sulla conoscenza, sulla ricerca della verità. Nel parlare della propria dottrina politica, Gandhi usava il termine "a-himsa" (non-violenza) per indicare la scelta e la tensione costante dell'individuo alla riduzione della propria aggressività e dei propri comportamenti violenti; e il termine "sathyagraha" (forza della verità) per indicare l'organizzazione politica di questa scelta. Per guarire dalla malattia, la generazione dei viventi deve intraprendere il cammino di una rinascita nella libertà, nell'uguaglianza, nella fratellanza; nella verità e nella nonviolenza. Siamo, ciascuno di noi, individualmente, responsabili del pianeta, della vita. Le settimane, i mesi, gli anni, passano in fretta, in questo nostro villaggio globale. E il tempo è la vita.

...del principe e dello straccione, del detenuto e della pornostar

La storia che questo libro racconta è una storia importante. È una storia di frontiera. La frontiera di un'Europa politica e democratica, di un pianeta civile e nonviolento. La vicenda della candidatura di Marco Pannella a Commissario Cee, da quando è nata, per come è cresciuta, e per il fatto stesso di non essere stata accolta, è sintomatica rispetto alla nostra epoca. È un sintomo della malattia, ma annuncia una possibile guarigione.

Marco Pannella rappresenta in questo scorcio di secolo la figura di un leader popolare e nonviolento cresciuto sulla storia della propria vita e delle proprie battaglie, sulle proprie obiezioni e affermazioni di coscienza. L'iniziativa nonviolenta sua e del Partito radicale contro lo sterminio per fame nel mondo ha segnato gli anni '80, e se alcune decine o centinaia di migliaia di persone in più sono in questi anni scampate al genocidio, lo si deve alla testardaggine sua e degli iscritti al Partito radicale. Marco Pannella è l'alfiere del nuovo nel sistema sociale e politico. L'idea di un partito transnazionale e transpartitico; che non si presenta alle elezioni, ma impegna i suoi iscritti alla riforma degli altri partiti, che "spazza via il democraticismo e punta all'essenzialità democratica", è un'idea rivoluzionaria. È rivoluzionaria l'idea di associarsi in partito "per 12 mesi, per governare un obiettivo, governare una scelta e realizzarla". È rivoluzionaria l'idea di un partito che vuol dare risposte alla crisi dell'umanità, e per farlo propone a tutti, al principe e allo straccione, al detenuto e alla pornostar, di elevarsi al di sopra delle ideologie, dei mandati e delle deleghe, delle prerogative del ruolo. Le sue iniziative scuotono trasversalmente lo stesso Partito radicale; e tanti, non solo nel Partito radicale, forse preferirebbero che Pannella non fosse "anche" radicale, ma "radicale"; e basta.

uno, dieci, cento, mille commissari per l'europa

Perché Pannella non è uomo di partito, ma di parte. Non è uomo di potere, ma di governo: non è capo di stato, nè ministro, ma è un cittadino esemplare del mondo. In democrazia, il suo nome si sarebbe imposto come scelta naturale, soluzione giusta al momento opportuno. La sua sola presenza sulla scena è bastata a svelare la crisi della partitocrazia italiana e della non-democrazia europea. Con largo anticipo sul '92, ha fatto scoccare una piccola scintilla di rivoluzione, ha aggregato in poche ore un manipolo trasversale di estremisti della democrazia, costituiti in comitato uninominale, in struttura militante di servizio, al servizio di una certa idea dell'Europa, quella che insieme hanno raffigurato, tutti e ciascuno, i firmatari dell'appello. È stato il fatto politico del 1988: forse una prova generale per il futuro, e comunque, un esempio di quel gran bel giocare che è la democrazia, il dialogo, il confronto tra le persone sui fatti e sulle idee.

È la storia di uno scandalo. Perché è semplicemente uno scandalo, che l'erede spirituale e politico di Colorni, Rossi e Spinelli, il candidato di unità democratica e federalista, sostenuto da settecento uomini e donne della politica e della cultura, non ce l'abbia fatta. "Questo Commissario non s'ha da fare": e questa volta niente lieto fine. Hanno vinto loro, i partitocrati, due contro settecento. Però, in due, sono rimasti soli, ed è per questo che in fondo hanno perso. E Pannella ha vinto, perché ha accanto a sè settecento Commissari-ombra, e chissà che non diventino seimila, all'improvviso, ed anche più: un'accolita transnazionale di nobili pezzenti, disposti a tutto per conoscere, far conoscere, deliberare. Con lui abbiamo vinto noi tutti, cittadini utili, pazienti e bastonati. Che questa storia ci serva di lezione, c'insegni ad essere meno asini nel futuro. Con rispetto parlando per gli asini veri.


la diarchia

di Francesco Rutelli

 

La campagna a favore della candidatura di Marco Pannella a Commissario Cee ha avuto uno sviluppo per molti versi imprevedibile: i suoi effetti sono destinati a pesare politicamente in misura rilevante. Proviamo a immaginare cosa sarebbe avvenuto se non avessimo aperto questo fronte d'iniziativa. Nessuno, in Italia, si sarebbe neppure accorto del rinnovo delle nomine alla Cee. Invece abbiamo aperto un conflitto importante, raccogliendo uno straordinario consenso di personalità della cultura, della scienza, della politica, su uno sbocco non lottizzato, ma qualificato in chiave europeista, della procedura di designazione; abbiamo fatto emergere un nodo politico che esiste, ma veniva semplicemente taciuto o ignorato: ovvero che lo sviluppo della politica del Governo e della maggioranza è sempre più uno sviluppo a due, "diarchico", in cui i protagonisti De Mita e Craxi tendono progressivamente a cancellare, a emarginare tutti gli altri soggetti.

La forza di "rivelazione" di questa realtà, garantita dalla campagna per Pannella Commissario è destinata ad avere vasti risultati diretti e indiretti. Non è un caso se proprio in questi giorni sta esplodendo in modo aperto l'operazione socialista di annessione del Psdi, strettamente legata alla scadenza delle elezioni europee.

Facciamo un passo indietro, e proviamo a tracciare quello che secondo noi era l'itinerario politico che Craxi si era prefisso per questi dodici mesi: comprenderemo così l'importanza e la rilevanza dell'iniziativa radicale.

FASE 1. Saldatura di un patto di ferro con De Mita, per una non belligeranza di almeno un anno, una puntigliosa spartizione di potere, la reciproca copertura negli scandali di vertice (esempio: caso De Mico e caso Gava). In questo contesto, rottura completa con i radicali, che debbono essere marginalizzati in quanto forza attiva e "scomoda", e comunque non vanno minimamente accreditati come possibile forza con responsabilità dirette di governo. La rottura si consuma, dopo il NO al governo a sette, con l'infame legge sulla responsabilità civile dei magistrati, ma soprattutto con la totale bocciatura del disegno pannelliano di costruire una grande area laica, riformatrice, ambientalista.

FASE 2. Successo Psi alle amministrative di primavera - estate; abolizione del voto segreto; grande avanzata nelle parziali di Trento e Bolzano; nuova legge per le elezioni europee (da adottare a voto palese, semmai forzando le resistenze dei "laici minori"), "campagna acquisti" sulla base della nuova legge elettorale (che prevede il Collegio Unico nazionale, e l'elezione certa di personaggi esterni al partito), con assorbimento del Psdi, possibilmente del Pli, di esponenti di "area radicale", di ex-comunisti, e relativa messa in crisi definitiva del Pri. Come si vede, questo disegno (apertamente delineato e previsto dai radicali, e da Pannella persino analizzato negli atti parlamentari della Camera...) ha trovato degli intoppi notevoli: la resistenza dei partiti laici e del Psdi alla riforma per le elezioni europee, che è stata accresciuta proprio a causa dell'arrogante condotta socialista nella vicenda della nomina dei Commissari Cee, e sollecitata da un'incisiva denuncia di parte radicale, incontrata sul fatto che è inammissibile una modifica delle regole del gioco a partita praticamente iniziata (a sei mesi dal voto, la strumentalità dell'iniziativa di Craxi per lo sbarramento del 5%, l'ampliamento del numero dei collegi e la creazione del Collegio Unico nazionale è chiara ed evidente).

Secondo intoppo: il risultato delle elezioni a Trento e Bolzano, dove il Psi ha addirittura perso voti rispetto alle politiche, e l'alleanza verde-radicale ha conseguito, invece, un forte successo. In questo quadro, la "fase nera" dell'iniziativa craxiana (ovvero la permanenza sulla scena italiana, accanto alla Dc, del solo Psi, il quale avrebbe ormai fagocitato tutte le forze circostanti, e di un Pci in crisi verticale, oltre a forze ritenute minoritarie e residuali) rischia di non poter aver luogo. La totale indifferenza socialista nei confronti della candidatura Pannella (che è stata in realtà l'apparenza esterna di un'infastiditissima difficoltà) si spiega innanzi tutto con la capacità di quest'iniziativa di aggregare tutte le forze indisponibili alla realizzazione del disegno craxiano. La prepotenza e la cafonaggine per cui il Psi non ha neppure preso parte al dibattito della Commissione Esteri e ha considerato pubblicamente l'iniziativa radicale come il tentativo di "soffiargli" una poltrona (!), la dicono lunga in questo senso. E l'accelerazione del tentativo di annientamento del psdi tradisce le difficoltà di percorrere in discesa la strada prevista.

Ecco: questo è il quadro effettivo in cui la campagna ha preso consistenza. Non è stata la nostra, né una provocazione astratta, né un'azione di disturbo. E non è stata neppure soltanto l'iniziativa per affermare un principio pulito e sacrosanto (e, in quanto tale, votato alla sconfitta per mano dei diarchi della partitocrazia).Abbiamo aperto gli occhi a molti, abbiamo conquistato un grande riconoscimento per le idee e le battaglie radicali, e personalmente per Marco Pannella; abbiamo quanto meno introdotto un freno in un processo che porta a produrre attorno al Partito socialista lo stesso deserto che oggi è purtroppo divenuto il Partito socialista stesso.


indice | l'appello | introduzione |  l'ombra del commissario 
 documenti | who's who | il fuoco del guerriero

Feedback Form
 


a cura di Gaetano Dentamaro
� 1988 Pianeta Edizioni �1998 The New Radikalna Strange

Le Interviste per Strada di Gaetano Dentamaro

Il blog delle Interviste per Strada, notizie, attualit�, politica, cultura, opinioni della gente in presa diretta dalle strade di Roma e d'Italia. "Insostituibili, indispensabili... perch� ...l�Italia che viene fuori dal microfono zingaro, un po� sornione, ma leale, di Dentamaro, ce l�abbiamo e ce la dobbiamo tenere." (Sergio Saviane)