PERDO&STRAVINCO
la candidatura di Marco Pannella a Commissario CEE:
com'è nata, quanto è cresciuta, perché non è stata accolta

a cura di
Gaetano Dentamaro

© 1988 Pianeta Edizioni ©1998 The New Radikalna Strange

copertina | l'appello | introduzione |  l'ombra del commissario 
 documenti | who's who | il fuoco del guerriero


rai - radiotelevisione italiana: giorni d'europa

(contributo del Centro d'ascolto sull'informazione radiotelevisiva del gruppo parlamentare federalista europeo)

il parlamento europeo e la rai

Maggio 1978, Trasmissione RAI Tribuna Referendum. Marco Pannella imbavagliato per denunciare la disinformazione sul voto referendario
Maggio 1978, Trasmissione RAI Tribuna Referendum. Marco Pannella imbavagliato per denunciare la disinformazione sul voto referendario, imposta dalla stessa Commissione parlamentare di vigilanza sulla RAI-TV.
L'europeismo tanto declamato dalla classe dirigente italiana è clamorosamente smentito non solo dalla cronica inadempienza del nostro paese nei confronti delle direttive comunitarie, ma anche dall'assenza di un dibattito pubblico sui nodi centrali dell'integrazione europea. La Rai rispecchia fedelmente tale situazione, avendo completamente rimosso dall'informazione radiotelevisiva l'esistenza stessa di un Parlamento europeo eletto a suffragio universale, e, a maggior ragione, le sue decisioni politiche.

Se si escludono le notizie sommarie sull'attività del Consiglio europeo, tutto quello che riguarda l'attività dell'istituzione parlamentare europea è relegato dalla concessionaria televisiva nella trasmissione - ghetto "Giorni d'Europa". Collocata il sabato mattina alle ore 9,30 sulla seconda rete tv, raccoglie un ascolto medio di 50.000 persone: un vero record per l'intera programmazione Rai.

Per la Rai il dibattito che vede la contrapposizione fra il Parlamento europeo, nella sua stragrande maggioranza, e i governi nazionali in merito alle riforme istituzionali della Comunità, ritenute dal PE pregiudiziali al completamento del mercato unico europeo nel 1992, non è degno di alcuna attenzione.

Nelle trasmissioni giornalistiche di maggior ascolto ‚ assente qualsiasi informazioni sulle importanti decisioni assunte, a maggioranza assoluta, dal Parlamento europeo per colmare il "deficit" democratico delle istituzioni europee: la richiesta di un mandato per la revisione del progetto di Trattato dell'Unione europea; la convocazione nel 1989 degli Stati generali dei popoli europei, per l'elezione del presidente dell'Europa; il diritto all'elettorato passivo per tutti i cittadini della Comunità nelle prossime elezioni; la convocazione di referendum d'indirizzo contestualmente alle elezioni europee.

In nessun caso l'utente televisivo ha potuto conoscere, attraverso servizi giornalistici o dibattiti fra le varie forze politiche, quali sono gli elementi della dura contrapposizione fra Parlamento europeo e governi nazionali.

Ai veri elementi del confronto politico, la Rai ha preferito gli aspetti turistico-folkcloristici della trasmissione di evasione della prima rete, "Europa Europa".

la candidatura di marco pannella a commissario europeo e la rai

La censura sulla candidatura del leader radicale Marco Pannella a commissario Cee, che ha suscitato un durissimo dibattito tra le forze politiche, e che ha visto il sostegno pubblico di centinaia di parlamentari, intellettuali, giornalisti, è stata, da parte delle prime due reti tv, totale. Per quanto riguarda i Telegiornali di massimo ascolto (Tg1 delle ore 20 e Tg2 delle 19.45):


a) 21 parole nel Tg1 del 28 ottobre 1988;
b) 40 parole nel Tg2 dello stesso giorno.

Quando, dopo mesi di acceso dibattito pubblico, per una volta tanto seguito dall'informazione scritta, il Governo italiano ha nominato i due commissari, il Tg2 del 26 novembre, in seconda serata (ore 22.30) concede a Pannella un intervento in voce di 13". Tg1 dello stesso giorno, alle ore 20, concede la parola non già allo stesso Pannella, o, poniamo, al segretario radicale Stanzani, ma al segretario repubblicano Giorgio La Malfa: per 21".

La Rai non solo ha censurato un'informazione di grande rilevanza politica e giornalistica; così facendo, è anche direttamente intervenuta per impedire che l'opinione pubblica potesse sostenere e rafforzare una candidatura appoggiata da uno schieramento politico eccezionale e senza precedenti.


montanelli, pannella e il paradiso

(da "Il Giornale" di venerdì 9 dicembre 1988, "La posta dei lettori")

Caro direttore,

sono un vecchio lettore e non solo del "Giornale". Per i suoi scritti ho un debole, perché il suo modo chiaro, senza mezzi termini, pungente e ironico di scrivere mi dà un vero piacere. Purtroppo questa volta non sono d'accordo con una sua scelta ed anche se a Lei nulla interessa, sento il bisogno di farglielo sapere. Mi riferisco all'appello pubblicato su "Il Giornale" a favore di Marco Pannella. Ma non certo per averlo pubblicato, perché era a pagamento, ma per essere Lei uno dei firmatari. Sicuramente è in ottima compagnia, ma ai Suoi lettori degli altri non interessa. È Lei che ci sorprende.

A dire il vero Lei ha sempre dimostrato simpatia per Pannella e, talvolta, lo ha anche scritto; ma proprio questo riempie di perplessità. Come può accettare l'idea che l'on. Pannella debba rappresentare l'Italia presso la Cee? Non pensa che all'estero il signor Pannella è, anche, quello dell'onorevole Cicciolina e dell'onorevole Toni Negri? Crede proprio che con il suo modo di fare (da Lei definito "da tribuno") l'Italia sarebbe ben rappresentata? Possibile che il nostro Paese non abbia uomini più rappresentativi? Forse tutto questo consenso dell'Intellighenzia ha un duplice scopo: quello di assicurare anche all'on. Pannella una poltrona (dentro al Palazzo), e, nel contempo, ad allontanarlo per un po'. Mi sorprende e mi amareggia che anche Lei contribuisca a farcelo sedere sopra. Nonostante tutto continuerò ad essere un Suo lettore, ma meno entusiasta.

Gino Filippini, Firenze


Caro Filippini,

fra le tante lettere che mi sono giunte per la mia firma in favore di Pannella, scelgo la sua perché è fra le più civili e moderate (qualcuno mi ha scritto addirittura che lascia "il Giornale" - il che mi sembra alquanto esagerato, ma non so che farci). E le rispondo non per scusarmi, ma per spiegare.

Ciò che Lei dice di Pannella è, ahimé, tutto vero. Io stesso mi chiedo, quando ci regalò Toni Negri e la Cicciolina, perché non gli spaccavo la testa. Forse ci ho rinunziato solo per la paura di non trovarci dentro nulla. O per lo meno è questo che mi ripeto negli accessi di furore che questo scellerato mi procura. Invece il vero motivo è un altro. E glielo riassumo in pochi commi:

1) Non posso, e credo che nessuno debba dimenticare, il servigio che Pannella rese al paese e alla società negli anni di piombo, arruolando sotto le bandiere di una protesta pacifista e disarmata alcune falangi di giovani che senza di lui sarebbero finiti negli uffici reclutamento delle brigate rosse.

2) Non posso, e credo che nessuno debba dimenticare, alcune battaglie per i diritti civili (dico "alcune", non tutte) condotte con un coraggio e una pervicacia pari soltanto alla ciarlataneria di cui lui irrefrenabilmente le condisce. Fra i tanti tappeti messi in vendita da questo ineguagliabile magliaro ce ne sono tanti falsi. Ma ce ne sono anche di autentici.


Novembre 1986, Indro Montanelli e Marco Pannella si incontrano al Congresso radicale ("O lo scegli o lo sciogli").

3) Non posso, e credo che nessuno debba dimenticare, che dopo trent'anni di attività politica condotta con insopportabile frastuono e buggerate da saltimbanco, ma senza torcere un capello a nessuno, Pannella, per mangiare a misura del suo appetito - che è pantagruelico - deve aspettare che qualcuno lo inviti a pranzo, perché non ha una lira.

4) Non posso, e credo che nessuno debba dimenticare, che fra le tante buffonate inscenate da questo inesauribile pagliaccio, non ce n'è mai stata una mirata alla conquista di qualche posto di potere.

Questa era la prima volta che Pannella aspirava da una poltrona, che fra l'altro non gli sarebbe andata affatto larga, perché, morto Altiero Spinelli, Pannella è probabilmente il parlamentare italiano che meglio conosce i meccanismi comunitari. Non so se in quegli ambienti riscuota più successi o antipatie. Ma so che inosservato non passa mai. Anche perché quando affronta un problema, levarglielo di bocca è più difficile che levare l'osso dai denti di un mastino.

5) E infine non posso dimenticare (ma questo vale solo per me) che Pannella mi tiene in pace con la mia coscienza, facendomi sentire più buono di quel che realmente io sia. Tutte le volte che questa fastidiosa ed esigente interlocutrice mi chiama a rispondere di qualche cattiveria o mancanza di generosità, io chiamo come testimone a discarico Pannella, che ha sempre profittato e seguita a profittare di me nella maniera più sfacciata e, sebbene, non dica nemmeno grazie, io seguito a lasciarglielo fare. Quante volte avrei voluto mandare Pannella all'inferno, Dio solo lo sa: Ma è forse grazie a lui che salirò - se c'è - in Paradiso.


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