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SADDAM MUST GO
Submitted by MrBittertooth on Fri, 01/24/2003 - 11:03
This appeal was launched on 21/01/2003 by Marco Pannella and the Transnational Radical Party:
IRAQ. SADDAM MUST GO. A "DEMOCRATIC GOVERNMENT" HAS TO BE ESTABLISHED BY THE UN.
APPEAL TO THE SECURITY COUNCIL. Among the advocates of peace at all costs, the heirs of "Die for Gdansk, never!" and "Better red than dead!" or of the "pacifist" and communist appeals to desert in the face of Hitler's armies or of the terrorists of the Taliban regime, and the dangerous and perhaps unnecessary actions of the supporters of the military solution, of war, to put an end to the threat from the Baghdad regime, a blinding truth is emerging: in Iraq and for Iraq, as well as for the Middle East as a whole and for the entire world, the real and lasting alternative is now not "war or peace" but "war or freedom, justice, democracy and peace". We thus call on the international community, and on the United Nations in particular, to give full credence and backing to the statements confirming that if the Iraqi dictator Saddam Hussein were to go into exile then this would eliminate the need for war, for the United States itself, and would constitute a starting point for a political solution to the Iraqi question.
We call on the Security Council to decide - on the premise of the departure of Saddam and on the basis of the relevant provisions of the Charter of the United Nations - to place Iraq under international administration (a "democratic government"), charging a respected statesman to establish the conditions, within two years, for the full exercise of rights and liberties by all the Iraqi people, as the UN Charter of Fundamental Rights demands.
We call on women and men of good will to mobilise without delay throughout the world to ensure that this simple truth, as old as democracy and freedom, can become reality! To ensure that freedom, justice, democracy and peace triumph over dictatorship and war.
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PANNELLA A SINDACI EUROPEI E NOBEL MOBILITATI PER LA PACE:?ADERI
IRAQ:APPELLO URGENTE DI PANNELLA A SINDACI EUROPEI E NOBEL MOBILITATI PER LA PACE:?ADERITE E SOSTENETECI?
Bruxelles, 01 febbraio 2003
Stanno drammaticamente sfuggendo le settimane, forse i giorni, ancora utili per conquistare all'Iraq e agli iracheni, in alternativa alla guerra, democrazia, libert?, diritto e diritti.
La straordinaria risposta che ci ? gi? giunta da 75 Paesi, in Italia da esponenti politici e istituzionali di ogni provenienza, fa della nostra proposta il solo punto di incontro possibile per convertire in obiettivi concreti e puntuali le speranze che dividono e condividono le due parti a confronto.
Per questo rivolgiamo un pressante appello ai 7 sindaci europei, tutti e ciascuno, ai 41 Premi Nobel, tutti e ciascuno - che in queste ore si stanno mobilitando per la pace - a prontamente aderire e sostenerci nel nostro tentativo.
La non-guerra non ? alternativa alla guerra, n? ? pace per l'Iraq e gli iracheni. Un "Governo provvisorio democratico" per iniziativa e controllo del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, le dimissioni del Presidente Saddam, cui sarebbe assicurato senza ombra di dubbio un salvacondotto per l'esilio, sono queste forma e sostanza della pace possibile.
A tutti chiediamo aiuto. Ne abbiamo, tutti, necessit?, bisogno.
Marco Pannella
Re: PANNELLA A SINDACI EUROPEI E NOBEL MOBILITATI PER LA PACE:?A
IRAQ LIBERO. COMUNICATO STAMPA ASSOCIAZIONE "RADICALI PER LA CITTA' METROPOLITANA"
Associazione ?Radicali per la Citt? Metropolitana?
Via Duomo, 290/c ? NAPOLI ? www.radicalinapoli.org
0817398376 - 3395765452 ? 3287451116
COMUNICATO STAMPA
Napoli,2 febbraio 2003
I-RAQ LI-BE-RO
Continua la mobilitazione dell?associazione ?Radicali per la Citt? Metropolitana? in favore dell?appello di Marco Pannella che propone l?esilio per Saddam Hussein e l?instaurazione di un governo provvisorio sotto l?egida dell? ONU al fine di evitare la guerra in Iraq e porre le basi per uno sviluppo democratico del paese medio-orientale.
La ?terza via?proposta da Marco Pannella ? l?unica soluzione possibile ad un conflitto disastroso che ora dopo ora si avvicina sempre pi? minaccioso,l?unica proposta rivolta all?emersione delle forze democratiche irachene che si oppongono ad una dittatura feroce ma non hanno possibilit? di esprimersi.
Il capogruppo di F.I. alla Regione Campania Franco Bianco ha sottoscritto l?appello e insieme al capogruppo di A.N. Salvatore Ronghi presenter? la proposta sull?Iraq di Marco Pannella nella seduta del Consiglio regionale che si terr? giovedi 6 febbraio.
Per l?Associazione
Il Coordinatore
Bruno Fimiani
Re: SADDAM MUST GO
IRAQ: FRANCESCO COSSIGA SOTTOSCRIVE LA PROPOSTA DI MARCO PANNELLA E DEL PARTITO RADICALE
IL SENATORE A VITA FRANCESCO COSSIGA, HA SOTTOSCRITTO LA PROPOSTA DI MARCO PANNELLA E DEL PARTITO RADICALE TRANSNAZIONALE SULL?IRAQ.
Roma, 6 febbraio 2003
Re: SADDAM MUST GO
PANNELLA A GOVERNO E PARLAMENTO: NON SI IGNORI LA SCELTA DI UNA ALTERNATIVA ALLA GUERRA
Roma, 6 febbraio 2003
ore 11
PANNELLA: ESTREMO INVITO AL GOVERNO E AL PARLAMENTO PERCHE' OGGI NON SI IGNORI LA SCELTA DI UNA ALTERNATIVA ALLA GUERRA, CONCRETA E IMMEDIATA: IRAQ LIBERO SU TUTELA ONU, ESILIO PROTETTO ANZICHE' TRAGEDIA E MORTE PER SADDAM.
?Nelle prossime ore il Parlamento italiano ha l'occasione di far decollare la sola proposta ALTERNATIVA all'intervento militare ed alla guerra che ad oggi sia conosciuta: quella che il popolo italiano - come negli anni '30 - non ha avuto sin qui il diritto di conoscere, clandestinizzata com'? da una "informazione" letteralmente antidemocratica, dalla violenza d'effetto fascista. La proposta ? quella di investire il Consiglio di Sicurezza dell'ONU del compito di assicurare e governare la transizione del regime irakeno verso la democrazia e il rispetto dei diritti umani e civili fondamentali degli irakeni, sia che Saddam cada per intervento militare, golpe, assassinio sia per scelta di un esilio "protetto" (della sua incolumit?, e non impunit?).
Questa proposta che ha ricevuto telematicamente di gi? adesioni e sostegni da oltre 90 paesi e da circa 8000 esponenti e militanti democratici e nonviolenti, da semplici cittadini a statisti di rilievo internazionale, su un sito, "www.radicalparty.org" che abitualmente ha 1000 accessi al giorno, in Italia ha prestigiose adesioni, clandestinizzate anch'esse.
Mi auguro che in Parlamento, oggi, il Governo e le forze parlamentari non ignorino la proposta, nel solo modo possibile ed efficace: evocandola con sufficienza, quasi incidentalmente.
Thomas Mann e Gaetano Salvemini ammonirono, inascoltati, che Italia e Germania libere, democratiche, doveva essere l'obiettivo e lo slogan per scongiurare il pericolo di una guerra immane e della perdita ovunque della libert?. Oggi, IRAQ LIBERO e democratico ? l'arma, l'obiettivo di attrazione assoluta di popoli e degli irakeni, in tutto il mondo. Che il fascio e il fascismo dei "democratici" non torni a produrre quel che si finge di rimproverare a Saddam?.
Re: SADDAM MUST GO
IRAQ:FRANCESCO RUTELLI SOTTOSCRIVE LA PROPOSTA DI MARCO PANNELLA E DEL PRT SULL'IRAQ
Roma, 6 febbraio 2003
ore 20.10
FRANCESCO RUTELLI HA SOTTOSCRITTO LA PROPOSTA DI MARCO PANNELLA E DEL PARTITO RADICALE TRANSNAZIONALE SULL?IRAQ.
A QUESTO MOMENTO SONO 121 LE FIRME DEI PARLAMENTARI ITALIANI.
Re: SADDAM MUST GO
e dopo il dotto Riotta-pensiero, ecco un'opinione (quasi) da uomo della strada...
" ...una guerra con l'Iraq sarebbe un disastro. La guerra pu? andare a finire male. Saddam potrebbe incendiare i suoi pozzi di petrolio, mandando i prezzi alle stelle. La guerra potrebbe provocare un attacco terroristico, da parte di Saddam o di altri. I sentimenti dei musulmani nel mondo potrebbero infiammarsi. Se l'Iraq implode, la regione potrebbe risultarne destabilizzata.
Sono tutte preoccupazioni legittime. I rischi sono reali. Ma lo sono anche i benefici potenziali. Consideriamo per un momento i possibili risultati di una guerra vittoriosa contro l'Iraq:
-- Uno dei pi? importanti produttori di armi di distruzione di massa verrebbe eliminato. Dal momento che sono davvero pochi gli stati pronti per fabbricare armi nucleari, chimiche o biologiche, eliminarne uno dalla lista ? un bel passo in avanti verso la sicurezza. Altri che potrebbero diventarlo ci penserebbero due volte prima d'intraprendere un cammino simile.
-- Il popolo iracheno ci guadagnerebbe la libert?. Non importa cosa verr? dopo Saddam, sar? sempre meglio del suo regime totalitario. Per la maggioranza degli iracheni -- che sono curdi, sciiti e turkmeni -- cos? come per la maggior parte dei sunniti, sarebbe la fine di un incubo di repressione.
-- Il popolo iracheno si metterebbe sulla carreggiata del benessere economico. L'attuale politica di embargo ha il tremendo effetto collaterale di affamare milioni d'iracheni. Le NU hanno provato a disegnare le sanzioni per impedirlo, ma grazie ai sotterfugi di Saddam, il programma "petrolio contro cibo" ? diventato il programma "petrolio per i palazzi". Con la fine del regime arriverebbe la fine delle sanzioni. E finirebbe la storia di una macchina militare che ha ingoiato la parte pi? grossa dei soldi iracheni.
-- La riforma politica ed economica accelererebbe in tutto il mondo arabo. Cos? come il successo dell'economia del Giappone dopo la Seconda guerra mondiale divenne un modello da emulare per altri paesi dell'Est asiatico, anche solo un successo moderato in Iraq potrebbe incoraggiare i riformatori nella regione.
-- La causa dell'anti-occidentalismo violento e radicale - il tratto ideologico condiviso da Saddam e dai fondamentalisti islamici - riceverebbe un serio colpo. Osama bin Laden ha detto una volta che quando la gente vede un cavallo debole e un cavallo di razza, naturalmente si schiera con il cavallo di razza. Nessuno vuol schierarsi con un cavallo morto.
-- Il cartello petrolifero si spezzerebbe. Un Iraq orientato al mercato e che ha bisogno di pompare petrolio per sostenere i costi della sua ricostruzione potrebbe non aderire all'OPEC. O potrebbe non accettare le quote OPEC. In ogni caso, ci? significherebbe la fine del cartello petrolifero, poich? tre stati tra i maggiori produttori (Russia e Norvegia oltre l'Iraq) non sarebbero impegnati a fissare il prezzo.
-- Se il prezzo del greggio rimane basso, nel tempo la pressione per le riforme aumenterebbe. I regimi del Medio Oriente - quasi tutti non democratici e stagnanti - potrebbero trovare sempre pi? difficile mantenere al potere senza riforme. In breve, se il petrolio va gi? a 10 dollari al barile, la monarchia saudita se ne va a Maiorca.
-- Intanto che i regimi del Medio Oriente cominciano a funzionare meglio e a permettere ai loro popoli maggiori libert?, la gente comincer? a dar voce alle sue frustrazioni e ambizioni attraverso mezzi economici e politici regolari -- non con il terrorismo e il fondamentalismo. Questo non sembri troppo lontano. Il comunismo radicale -- che ? sembrato una minaccia potente negli anni 40 e 50 in Europa e Asia -- ha perso buona parte del suo appeal quando questi paesi hanno raggiunto la stabilit?, libert? politiche e vitalit? economica.
Non tutte queste cose accadranno. In effetti, molte di queste cose probabilmente non accadranno. Ma allo stesso modo non accadranno molte delle sciagure che diverse persone prevedono. E anche se solo alcune di queste forze descritte sopra entrassero in gioco, si avrebbero effetti positivi e duraturi nella regione e nell'intero mondo musulmano.
Naturalmente, non tutti trarrebbero giovamento da una guerra vittoriosa. Le elites dominanti del Medio Oriente -- in particolare quelle che restano testardamente attaccate ai vecchi sistemi -- sarebbero sfidate, minacciate e potrebbero infine essere rovesciate. Per questi potentati e per i loro cortigiani significherebbe la fine di una dei pi? ricchi modi di vita nella storia. Ecco perch? essi combatteranno contro il cambiamento con tutta la ferocia di cui dispongono. Ma per la gente del Medio Oriente, dopo che sar? passato lo shock della guerra, ci sarebbe una possibilit? di uscire fuori dalla stagnazione in cui si trova.
Quando le cose cambiano, ci sono sempre dei rischi. Ma per i 40 anni passati la paura di questi rischi ha paralizzato la politica occidentale verso il Medio Oriente. E cosa ne ? venuto fuori? Repressione, Islam fondamentalista e terrore.
Preferisco il cambiamento." (Fareed Zakaria, World View; Newsweek, 3 febbraio 2003)
Re: SADDAM MUST GO, PANNELLA: TENTATIVI DI GOLPE IN CORSO A BAGD
PANNELLA: TENTATIVI DI GOLPE IN CORSO A BAGDAD
(RadioRadicale.it, 18Feb - 19:01) - Il leader radicale: "Vedremo se le prossime settimane o i prossimi giorni mi daranno conferma. Sottolineo che fra i sostenitori del progetto-Pannella vi sono esponenti delle opposizioni democratiche mediorientali".
"Le informazioni che noi abbiamo - e ne ho - mi consentono di dire che se non e' esatto per il ministro della difesa e' esatto per un altro ministro".
Lo ha detto Marco Pannella, intervenuto questo pomeriggio a Radio Radicale per fornire altre informazioni sul presunto tentato golpe a Bagdad e sugli arresti di cui sarebbe vittima il ministro della difesa del regime di Saddam Hussein, accusato di tentato colpo di stato dal Rais.
"Costui e' un consuocero del rais, quindi destinato dalla nascita ad essere strozzato da Saddam stesso, come accadde a due suoi generi - ha detto Pannella. "Io posso dire - e lo dico a tutti i politici, anche ai nostri amici che hanno sottoscritto il progetto - che e' certo, io lo so, che almeno da cinque mesi da ambienti sauditi si giocavano due carte: convincere Saddam a far finta di dimettersi, oppure puntare sui figli per vedere se qualcuno fosse disposto ad ucciderlo. In ambienti giordani lo stesso, in ambienti irakeni lo stesso: il problema di sbarazzarsi di Saddam e' un problema in corso di soluzione".
"Mi si puo' credere o no - ha proseguito il leader radicale - ma aggiungo che da tempo sono in atto in Iraq, e Saddam lo sa, vari tentativi di colpo di stato. L'Iraq ormai germina di preparativi di colpo di stato. E' questa l'informazione che noi diamo, e ovviamente rispondo delle informazioni che fornisco. E lo dico anche a tutti quelli che hanno definito la mia proposta 'irrealistica'".
Marco Pannella ha anche fatto notare, nel corso dell'intervista, che "dall'elenco pubblico dei 17.104 cittadini sottoscrittori della sua proposta vi sono importanti esponenti delle opposizioni democratiche in medio oriente ed in particolare in Iraq". (RRRS)
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IRAQ: CLAMOROSO, DA SETTIMANE LA STAMPA SAUDITA INVITA SADDAM A DIMETTERSI O A SUICIDARSI
(RadioRadicale.it, 18Feb - 19:51) - Dal MEMRI (The Middle East Media Research Insitute) un vero e proprio 'scoop' che giunge poche ore dopo la dichiarazione di Pannella in cui il leader radicale ha parlato di "preparativi di golpe a Baghdad"
La proposta-Pannella con la previsione di un esilio con garanzia per incolumit? per Saddam Hussein e instaurazione di un governo provvisorio delle Nazioni Unite in vista della transizione democratica a Baghdad ha raccolto autorevolissime adesioni, ma da qualche parte ? stata criticata come 'irrealistica', dal momento che l'ipotesi che Saddam possa essere indotto a lasciare il potere era sembrata non praticabile.
Al contrario, un bollettino diffuso dal MEMRI (The Middle East Media Research Insitute) fornisce una dettagliata rassegna stampa in cui si citano diversi interventi su quotidiani sauditi che invitano il raiss di Baghdad a lasciare il potere.
"Il regime iracheno - si legge nel bollettino diffuso dal MEMRI - , simboleggiato e personificato da Saddam Hussein, nelle ultime settimane ? stato sottoposto a critiche crescenti da parte dei media sauditi (1). Al di l? delle critiche a Saddam e al suo regime, aumentano le sollecitazioni verso Saddam ad evitare al popolo iracheno i disastri e le distruzioni di una guerra, rinunciando alla presidenza e cercando asilo fuori dell'Iraq. Ecco alcuni estratti di tali articoli:
Questi estratti dalla stampa saudita giungono poche ore dopo un comunicato diramato dallo stesso Pannella, nel quale si parla apertamente di 'preparativi di Golpe' a Baghdad, sintomo delle difficolt? in cui il regime di Saddam ? costretto in queste ore.
La rassegna stampa del Middle East Media Research Insitute:
? Sotto il titolo "Il minore di due mali", lo scorso 1 febbraio 2003, l'editorialista dell?Al-Hayat, Daoud Al-Shiryan, lamenta il forzato dilemma imposto agli iracheni da Saddam. Essi devono scegliere fra il sostegno all?America, che li salverebbe da "un regime dispotico e autoritario" che ha dilapidato la ricchezza nazionale ed ?ha praticato una ferocia politica storicamente senza precedenti", o restare in attesa di combattere una battaglia persa nelle trincee di Saddam.
? Sotto il titolo "Dimissioni invece della guerra", la signora Huda al-Husseini, editorialista del giornale saudita londinese Al-Sharq Al-Awsat, in un articolo del 10 gennaio 2003 deplora le affermazioni di Saddam su un'altra guerra "vittoriosa" e conclude che le sue dimissioni sono preferibili a qualsiasi guerra.
? In un altro quotidiano saudita con sede a Londra, l?editorialista dell?Al-Hayat, Abd Al-Wahab Badr-Khan scrive, in un articolo del 4 gennaio 2003, sotto il titolo "Scenario per una rinuncia", che Saddam si sta preparando ad una seconda "Madre di tutte le battaglie". Avendo perso la prima, Saddam continua a credere che sia stata una vittoria che gli ha permesso di stare al potere. Badr-Khan afferma che in pratica il regime ? crollato e che tutti i calcoli di Saddam si sono rivelati sbagliati. L'unico modo per salvare il paese dal totale disastro ? che Saddam si dimetta.
Il primo editorialista ad avanzare la possibilit? che Saddam possa essere costretto ad un asilo politico era stato Jihad al-Khazen, editorialista dell?Al-Hayat, con un articolo del 19 luglio 2002.
? In un editoriale dal titolo ?L?attesa storica decisione?, apparso il 25 gennaio 2003 sul quotidiano saudita Okkaz, si suggerisce che per evitare all?Iraq e al suo popolo le tragedie ed i disastri della guerra, sarebbe saggio per il presidente iracheno "prendere una coraggiosa, responsabile e storica" decisione, che darebbe priorit? al futuro del suo paese e del suo popolo rispetto al futuro di un regime difficile da difendere o da sostenere".
? Citando re Abdallah di Giordania, secondo il quale solo un miracolo pu? evitare alla regione una guerra, Irfan Nidham Al-Din scrive sull? Al-Hayat sul sogno di vedere Saddam e le figure centrali del suo regime dare le dimissioni e cedere il potere a un governo di transizione, che risolverebbe le questioni pendenti delle armi di distruzione di massa (10 febbraio 2003).
? Il 5 gennaio 2003, con un?iniziativa estremamente insolita, molti intellettuali arabi hanno fatto circolare una petizione che invita Saddam a dimettersi. Per evitare una catastrofe in Medio Oriente, i firmatari "sollecitano l?opinione pubblica araba ad esercitare pressioni per la destituzione dal potere di Saddam Hussein e dei suoi stretti collaboratori, per evitare una guerra catastrofica per i popoli della regione. [Sollecitano anche] l?instaurazione della democrazia a Bagdad e l?insediamento in Iraq di osservatori per i diritti umani dell?Onu e della Lega Araba, per sorvegliare la transizione pacifica dei poteri" (The Daily Star, 6 febbraio 2003).
? Tutte queste esortazioni impallidiscono a confronto con un articolo del quotidiano saudita Al-Jazeera apparso il 25 gennaio 2003. Dopo avere analizzato le quattro opzioni del Regno Saudita in merito alla guerra in Iraq, D. Bin Ali Shuwail al-Qarni, presidente del Consiglio della Societ? saudita per l?informazione e le comunicazioni e professore associato per l?Informazione alla King Sa'ud University, invita Saddam a suicidarsi: "Per quanto riguarda l'Iraq, il cambiamento [di regime] sta inevitabilmente arrivando, con o senza una guerra. Ma quale sar? il destino di Saddam Hussein? Sua Altezza rinuncer? alla sua autorit? per evitare uno spargimento di sangue e salvare gli interessi vitali dell'Iraq e anche gli interessi della regione?".
Se Saddam sceglie di non dimettersi, non ha alcuna altra scelta per salvare il mondo da un disastro, dice al-Qarni, "che tendere la mano verso la pistola e spararsi un colpo pietoso che metta fine alla tragedia che lui ha avviato".
? Da segnalare, che un'opinione simile ? stata espressa alcuni giorni fa (9 gennaio 2003) dal quotidiano governativo egiziano Al-Gomhorriya. Sotto il titolo "Dopo di me il diluvio?, il quotidiano dice che Saddam non se ne andr? in esilio "a meno che non sia esiliato l?intero popolo iracheno". Solo allora "Saddam valuter? se partire dal paese... per godersi ricchezze e piaceri".
? Utilizzando il "Writers' Forum" sul quotidiano saudita 'Al-Riyadh, lo scorso 9 febbraio 2003 l'editorialista Badriyah al-Bashar scrive con sarcasmo che Saddam merita un premio per l'intervista con Tony Benn: "Merita un premio perch? ha cominciato due guerre: una con l'Iran e una con l'occupazione del Kuwait e con la sua successiva espulsione. Saddam merita un premio perch? immaginava che la storia di Bagdad fosse cominciata solo 34 anni fa, il giorno in cui prese il potere e distrusse la cultura di Bagdad...Merita un premio per aver provocato la fuga di scrittori e scienziati iracheni e per aver fatto tacere il grido dei Curdi con armi chimiche". (RRRS)
PANNELLA; INVIERO' A GARANTE NOTA PORTA A PORTA
RAI: PANNELLA; INVIERO' A GARANTE NOTA PORTA A PORTA
Da un lancio dell'agenzia Ansa del 18 febbraio 2003 delle ore 22.42
Marco Pannella annuncia che inviera' alle autorita' parlamentari e giudiziarie competenti la nota con cui 'Porta a Porta' definisce la presenza in studio del leader dei Radicali ''non compatibile'' con il dibattito parlamentare.
''Il comunicato in replica alla mia lettera aperta al direttore generale della Rai-Tv data alle agenzie dalla redazione di 'Porta a porta' - sostiene Pannella in una nota - sara' immediatamente 'girata' alla autorita' garante, alla commissione di vigilanza, al direttore generale per competenza e alla autorita' giudiziaria come ulteriore documentazione di un comportamento gia' oggetto di piu' d'una azione giudiziaria. La affermazione fatta sulla mia 'incompatibilit?'' con il dibattito parlamentare dimostra solamente che la protervia e l'arroganza che avevo oggi pomeriggio denunciato come connotato acquisito dalla suddetta trasmissione, si fonda, e produce, su un disconoscimento analfabetico della deontologia giornalistica, delle norme di legge e delle regole ufficialmente proprie all'azienda di viale Mazzini''.
''Faccio presente a lor non-signori - aggiunge il leader dei Radicali - anche la mia qualita' di parlamentare europeo oltre a quella di titolare del pubblico e puntuale consenso ad una mia proposta espresso da 266 parlamentari italiani di entrambi gli schieramenti, dai cinque senatori a vita, da 11 presidenti di regione e da 17 mila 400 firmatari telematici da 132 Paesi.
Ma lo ripeto ci troviamo dinanzi al trionfo dell'analfabetismo di ritorno da parte della 'terza Camera', 'presieduta' da Bruno Vespa, il cui permanere come dominus delle serate televisive italiane dopo decenni fa divenire vergogna e ingiustizia quel che altrimenti poteva rivelarsi una seria e responsabile misura di rinnovamento e di riforma della Rai-Tv, cioe' il non rinnovo dei contratti pregressi con Santoro e Biagi''.
Marco Beltrandi, della Direzione di Radicali Italiani
COMPORTAMENTO DI PORTA A PORTA COMPATIBILE CON LA LEGGE?
Dichiarazione di Marco Beltrandi, della Direzione di Radicali Italiani
Roma, 19 febbraio 2003. ?Con riferimento alla agenzia Ansa del 18 febbraio 2003 ore 22.42, con cui si d? conto della risposta della redazione di Porta a Porta ad una lettera dell?on. Marco Pannella, inviata ai responsabili Rai circa le modalit? proposte di partecipazione alla trasmissione Porta a Porta, in cui la redazione afferma che ? una presenza in studio dell?on. Pannella non appare compatibile con il dibattito parlamentare al quale i radicali non partecipano per la loro assenza nel parlamento italiano?, ? opportuno segnalare come sia proprio tale affermazione a non apparire compatibile con le norme vigenti (la 223/90 e la 28/2000), con i regolamenti attuativi di tale normativa emanati dalla Commissione di Vigilanza(l?ultimo dei quali su questa materia pubblicato sulla G.U il 28 dicembre 2002), con quanto ribadito dalla Autorit? per le Garanzie nelle Comunicazioni anche pubblicamente, con la giurisprudenza recente della Corte Costituzionale (sentenza 155/02), con gli indirizzi espressi anche recentemente dallo stesso CDA Rai (nota 29 gennaio 2003 proprio a proposito della sottorappresentazione dei radicali), oltrech? lesiva non solo e non tanto del diritto di un soggetto politico ma soprattutto dei diritto dei cittadini ad essere correttamente e informati.
Confermando che i radicali si rivolgeranno in ogni sede competente per denunciare la gravit? di tale presa di posizione, ? importante anche sottolineare quanto essa risulti quantomeno bizzarra dal momento che l?intervento pre-registrato dell?On. Pannella era stato richiesto dalla trasmissione proprio per dar conto di una iniziativa che ha ricevuto l?adesione piena, fra gli altri, di 266 parlamentari, di cinque senatori a Vita e di innumerevoli esponenti istituzionali degli enti politici territoriali italiani?.
IRAQ-PACIFISTI;PANNELLA, DIRETTA TV SOLO IN PAESI TOTALITARI
IRAQ-PACIFISTI;PANNELLA, DIRETTA TV SOLO IN PAESI TOTALITARI
da un lancio dell'agenzia Ansa delle ore 12.01
ROMA, 19 FEB - ''La diretta televisiva c'e' solo nei paesi totalitari'', cosi' il leader radicale Marco Pannella ha liquidato la polemica di questi giorni sulla mancata diretta televisiva per la marcia della pace di sabato scorso a Roma.
Secondo Pannella - il quale ha ricordato come la tv italiana abbia dedicato oltre tre ore alla manifestazione - in Italia la notizia e' stata: ''la Rai censura la marcia''.
Pannella, intervenuto a margine di un convegno a Roma, ha parlato della sua ''terza via'' alla soluzione della crisi irachena, consistente nell'esilio volontario di Saddam Hussein e nella creazione di un protettorato militare Onu in Iraq. ''In realta' e' la prima via'', ha detto il leader radicale, perche' viene prima di quelle che ha definito "le scorciatoie pacifista e bellicista".
Quanto alle tendenze pacifiste europee, Pannella ha detto che "agli iracheni e alle irachene di cui 500 mila sono stati ammazzati solo negli ultimi nove anni da Saddam, bisogna andare a spiegare che sono morti per la pace. Nell'Europa - ha aggiunto Pannella - ci sono un razzismo e una buona coscienza a buon mercato assurdi". Queste, ha aggiunto, sono le ''armi di attrazione di massa''. Secondo Pannella l'importante e' ''e' assicurare alle classi medie irachena e medio-orientali che noi vogliamo da subito assicurare loro un governo democratico e i pieni diritti umani, civili e politici. Questa - ha concluso - e' l'arma assoluta''.
Nel corso del suo intervento Pannella ha detto che ''oggi al Senato non e' stata detta una sola parola del nostro progetto'', la proposta di esilio volontario per Saddam, seguito dall' insediamento di una amministrazione transitoria da parte dell' Onu. ''Al di la' di qualche francobollo pannelliano, non ha avuto un solo minuto di dibattito'' sui media. Occorre, ha aggiunto Pannella, ''usare lo strumento millenario dell'esilio che nella storia ha avuto un ruolo istituzionale cosi' importante nella soluzione delle tragedie''.
Pannella ha infine precisato che all'esiliando ''va garantita l'incolumita''', ma che questo non significa necessariamente la sua impunita', come e' stato obiettato da alcuni commentatori.
SADDAM MUST GO: Pannella, "Ora squallida del Parlamento"
?IRAQ LIBERO?: PANNELLA, ORA SQUALLIDA DEL PARLAMENTO
Votato solo l'esilio, non il dopo-Saddam. Pannella: "E' l'ora pi? ridicola e squallida che io abbia mai visto". La situazione ? di "fascismo democratico", ma la nostra lotta per "Iraq libero" continua
La mozione dell'Udc che raccoglie l'appello di Pannella ?Iraq libero? ? stata votata per parti separate su richiesta di dieci parlamentari tra Verdi e Udeur e di An. Approvata la prima parte, nella quale si chiede l'esilio di Saddam, respinta la parte che propone un'amministrazione Onu per il dopo-Saddam e che chiede l'impegno del governo.
A favore hanno votato i parlamentari di tutti gli schieramenti, con 345 s?, contro sicuramente il Prc e altri deputati dell'opposizione, 38 no, 52 gli astenuti.
Pannella: ridicolo votare solo l'esilio, non ? stata colta la proposta
"In cinquant'anni di Parlamento questa ? l'ora pi? ridicola e squallida che io abbia mai visto". Cos? Marco Pannella ha commentato il tira e molla in aula per il voto sulla sua mozione: "Il trionfo della ragionevolezza non c'? stato", "siamo sempre pi? in una situazione di fascismo democratico".
"Non abbiamo mai ipotizzato di voler impegnare il governo italiano a far esiliare un capo di Stato straniero. La nostra proposta ? molto pi? complessa e punta a difendere i diritti degli iracheni, evitando una guerra sanguinosa. Mi dispiace che questo alcuni non lo abbiano capito".
Pannella ha notato quanto detto da Frattini, "'Aziz dice che Saddam non se ne va, Saddam ha detto che non va in esilio'", ma, ha sottolineato, questo ? certo se l'Ue e la Nato si dividono e se le manifestazioni sono contro Bush e Sharon. Bisogna, ha ribadito, "rendere conveniente l'esilio a Saddam".
"Il nostro progetto era articolato per ottenere un impegno del Consiglio di sicurezza a instaurare una transizione democratica in Iraq. Quello che non ? stato colto ? che con la nostra proposta si pensa al dopo, che dinanzi al pericolo che il dopo Saddam sia peggio, con un generale americano o iracheno, vi fosse invece un'amministrazione Onu" dell'Iraq: basta che il Consiglio di Sicurezza dichiari che in vacanza di potere, e sia la Carta delle Nazioni Unite, sia i precedenti lo permettono, l'Onu prenderebbe l'amministrazione fiduciaria del Paese. L'impegno per la nostra proposta ricomincia da domani".
Ad un certo punto, tutto si blocca
La proposta era stata da poco ritirata in seguito alla seguente dichiarazione di Berlusconi: ?L'Italia continua ad operare per ottenere l'esilio di Saddam Hussein, anche per "disvelare l'esistenza di armi" e convincere il dittatore iracheno affinch? dia precise garanzie alla comunit? internazionale, "dando spazio alle opposizioni" in un periodo di tempo determinato, ad esempio "entro tre mesi", affinch? ci siano libere elezioni e siano garantiti i diritti umani.?
?Tutto ci? si sta facendo "in un ambito di riservatezza" e non sentendo un solo paese arabo, ma contattando "diversi paesi" e tenendo "costantemente informata l'amministrazione americana ed anche il presidente di turno greco della Ue Costas Simitis?.
Castagnetti e Violante volevano votare "per parti separate" la mozione dell'Udc, vista la critica ai pacifisti contenuta nel testo della mozione. Su un problema sollevato dall'on. La Malfa, che rilevava l'incongruit? di un voto sull'esilio di Saddam e della richiesta di un'amministrazione fiduciaria Onu, Violante ha chiesto al governo se fosse disposto ad operare, nel caso se ne riscontrassero i margini, nel senso dell'esilio. In questo caso, i gruppi promotori avrebbero ritirato la mozione.
Boato, pur ritirando la richiesta di voto, ha contestato l'operazione di ritiro, definito "poco serio". Tuttavia, in seguito alla richiesta di alcuni deputati dell'Udeur e di Verdi e di An, ? stata ristabilita la votazione per parti separate della mozione Volont? sull'esilio di Saddam.
"Non aggiungiamo - ha dichiarato Diliberto - alla tragedia di una guerra possibile il grottesco di un Parlamento italiano che vota sull'esilio di un capo di governo di un paese straniero. E' come se il Parlamento iracheno votasse sull'esilio di Silvio Berlusconi. Se fossi iracheno potrei anche essere d'accordo, ma non voterei una cosa del genere...".
Re: Marco Beltrandi, della Direzione di Radicali Italiani
?PORTA A PORTA? CONTRO I REGOLAMENTI DELLA VIGILANZA
Dichiarazione di Marco Beltrandi, della Direzione di Radicali Italiani
Roma, 20 febbraio 2003. ?Nel rispetto della libert? di informazione, ogni direttore responsabile di testata ? tenuto ad assicurare che i programmi di informazione a contenuto politico-parlamentare attuino un?equa rappresentazione di tutte le opinioni politiche assicurando la parit? di condizioni nell?esposizione di opinioni politiche presenti nel Parlamento nazionale e nel Parlamento europeo?
Cos? recita testualmente l?art 11 secondo comma del nuovo regolamento della Vigilanza per la comunicazione e l?informazione politica in periodo non elettorale, pubblicato sulla G.U. il 28 dicembre 2002.
Sulla base di questa norma, il cui significato ? confermato anche dal dibattito che ha visto la sua approvazione all?unanimit? in commissione parlamentare, i radicali si sono ieri rivolti ai responsabili della Rai e della trasmissione Porta a Porta, la cui redazione ha dichiarato l?altro ieri non compatibile la presenza in studio dell?europarlamentare Marco Pannella per dibattere di Iraq essendo i radicali assenti dal Palamento italiano, perch? assumino le determinazioni necessarie a ripristinare il rispetto della legge e a dar senso alla propria funzione.
Questo proprio mentre la proposta radicale su IRAQ LIBERO , sottoscritta da 270 parlamentari italiani, ? stata ieri coprotagonista del dibattito alla Camera dei Deputati.
Si attende anche un intervento della Commissione Parlamentare di Vigilanza a tutela anzitutto della propria funzione?.
CAPEZZONE: BRUTTA PAGINA PARLAMENTARE, PESSIMA PAGINA GIORNALIST
IRAK LIBERO. CAPEZZONE: BRUTTA PAGINA PARLAMENTARE, PESSIMA PAGINA GIORNALISTICA. TROPPI COMMENTATORI PARLANO SOLO (E A SPROPOSITO) DI ?ESILIO?, E DIMENTICANO IL CENTRO DELLA PROPOSTA PANNELLA: GOVERNO DEMOCRATICO SOTTO EGIDA ONU A BAGDAD
Dichiarazione di Daniele Capezzone, Segretario di Radicali italiani:
Roma, 20 febbraio 2003
La Camera dei Deputati ha indubbiamente vissuto ieri una pagina triste, essendo a un passo dall?approvare a grande maggioranza un testo ampio, un progetto di respiro, ed essendosi invece ridotta, in un?atmosfera da ?vaudeville?, al grottesco voto finale che si ? invece registrato.
Ma ancora pi? grave ? l?atteggiamento di tanti commentatori che, stamattina, fingono di ritenere che la proposta Pannella si limiti a parlare di esilio.
A parte il fatto che, anche per ci? che riguarda l?esilio, non si tratta di fare battute sulla ?disponibilit?? di Saddam, ma occorrerebbe lavorare a questa ipotesi (in primo luogo, tenendo altissima la pressione, anche militare) per renderla preferibile e conveniente al dittatore.
Ma, a parte questo, tutti mostrano di non vedere che l?elemento centrale della proposta di Pannella ? altro, ed ? rappresentato dalla necessit? di introdurre democrazia e libert? in Iraq, con lo strumento di una Amministrazione fiduciaria sotto l?egida dell?Onu.
E? possibile che di questo non si parli? E? possibile che non si possa ragionare sulla costruzione del ?dopo Saddam?, evitando che il corso delle cose ci porti a un ?regime di Saddam senza Saddam?? E? possibile (anzich? continuare a sentire una insopportabile serie di giaculatorie antiusa) provare a dire agli amici americani che un Governo sotto il loro esclusivo controllo presenterebbe rischi che ? il caso di evitare, e che sarebbe preferibile un Governo con statisti riconosciuti quale quello ipotizzato del testo radicale?
Marco Beltrandi: ANCHE IL CONSIGLIO DI STATO CENSURA LA RAI
TRIBUNE RAI: "ANCHE IL CONSIGLIO DI STATO CENSURA LA RAI"
Dichiarazione di Marco Beltrandi, della Direzione di Radicali Italiani
Roma, 21 febbraio 2003. ?Con l?ordinanza numero 1192/2003 il Consiglio di Stato mette fine definitivamente alle attese della Rai di vedere legittimato ex-post dalla giustizia amministrativa l?illecito compiuto di non aver voluto eseguire una delibera della Autorit? per le Garanzie nelle Comunicazioni che la condannava ad una riparazione nei confronti dei radicali, per un errato calcolo nei tempi spettanti ai soggetti politici nelle tribune tematiche che ha causato un notevole danno politico e patrimoniale ai soggetti politici radicali, e che ha negato ai cittadini il diritto di assistere a dibattiti tematici televisivi comprensibili e legali.
Questa pronuncia del Consiglio di Stato, che conferma pienamente anche nel merito le ragioni dei radicali in modo ancora pi? determinato di quanto gi? non avesse fatto il Tar lo scorso 15 gennaio, andr? ad aggravare la denuncia penale che i radicali hanno presentato nei confronti dei responsabili della Testata Servizi Parlamentari, proprio per la mancata esecuzione di una delibera immediatamente esecutiva.
Al momento, ed in attesa di definire nuove iniziative giudiziarie tese a vincolare la Rai ad un rigoroso rispetto delle norme di legge violate, si ripropongono con maggior forza due questioni cruciali che interessano sia l?azienda Rai, sia l?Autorit? per le Garanzie nelle Comunicazioni.
Pu? infatti ancora il Direttore generale Rai Agostino Sacc? fingere che questa vicenda non sia mai esistita ed evitare di aprire un procedimento disciplinare nei confronti di chi ha violato ripetutamente e pervicacemente norme di legge, esposto ad un danno patrimoniale la Rai, dopo averne gravemente danneggiato l?immagine?
Quali provvedimenti intende assumere L?Autorit? per le Garanzie nelle Comunicazioni per difendere l?immediata esecutivit? delle sue delibere e quindi l?utilit? della sua funzione??
SADDAM MUST GO. Ragade Michelle Nouri, ex-fidanzata di Udai Huss
Ragade Michelle Nouri, gi? fidanzata di Udai Hussein figlio di Saddam, ha sottoscritto l'appello del Partito Radicale Transnazionale per l'esilio del dittatore iracheno e l'istituzione di un governo democratico nell'Iraq sotto l'egida dell'ONU.
Ragade Micelle Nouri -che da dodici anni vive in Italia- sta in questi giorni lanciando "Gli aquiloni di Baghdad", un disco "per la pace"; parte dell'incasso sar? devoluto per i bambini iracheni. Ieri sera ha partecipato a "Prima serata", trasmissione condotta da David Parenzo su Telelombardia.
Questa mattina la notizia. Ragade Michelle Nouri in una nota ha detto:
"Il popolo di Baghdad vuole la pace e la libert?. Se Saddam andasse in esilio e si instaurasse un governo democratico sotto l'egida delle Nazioni Unite, questo rappresenterebbe il pi? bel regalo. Un regalo voglio intanto farlo anch'io ai bambini della mia citt? con il mio disco. Dobbiamo evitare che dopo Saddam vi sia un altro dittatore e si utilizzino ancora i sistemi di propaganda del regime".
L'appello, primo firmatario Marco Pannella, ? stato finora sottoscritto da oltre 17mila cittadini da 133 paesi differenti. Una "mozione Pannella" ? stata approvata dal Parlamento italiano.
Il disco ? scritto da Franco Caminiti, poeta e scrittore, sulla base del racconto della guerra con l'Iran vissuta da Michelle Nouri. Insieme a lei nel disco canta anche Valentino Forte.
La prima strofa recita:
"Ho visto correre i bambini di Baghdad spensierati dietro un aquilone incuranti del vento del deserto e del boato del cannone".
Milano, 21 febbraio 2003
Re: SADDAM MUST GO. PANNELLA/MIELI, 22 febbraio 2003
ESILIO: IMMUNIT? O INCOLUMIT? PER SADDAM HUSSEIN? PANNELLA/MIELI (Corriere della Sera)
Lettera di Marco Pannella a Paolo Mieli, pubblicata sul "Corriere della Sera" il 22 febbraio 2003
Esilio: immunit? o incolumit? per Saddam Hussein? Pannella/Mieli
Vorrei replicare, caro Mieli, ai dubbi da lei manifestati a proposito della nostra iniziativa sull?Iraq. Con Emma Bonino e il movimento radicale ho proposto come ?alternativa alla guerra?, cio? all?intervento militare incombente, un progetto politico che desse finalmente forma e forza alla richiesta ?pace? in Iraq. Per dare forza di realizzazione a un obiettivo ? necessario prefigurarne le conseguenze, prepararne la realizzazione, convincere che sia preferibile ad altri prevedibili accadimenti. Un qualsiasi dopo Saddam potrebbe, infatti, esser perfino ancor pi? tragicamente caotico e micidiale. L?essenza del progetto era ed ? nella rivendicazione ?I-ra-q Li-be-ro? e democratico, sotto egida e responsabilit? del Consiglio di sicurezza dell?Onu, attraverso una sua Amministrazione fiduciaria, o ?governo provvisorio?, per la transizione democratica del regime e della societ? irachena. L?altro obiettivo, ?esilio per Saddam?, era chiaramente necessario e strumentale per il compiersi del progetto. Si trattava cio? di rendere conveniente la scelta dell?esilio anche per Saddam e i suoi. (Quanti? Non so; so certamente che per centinaia di familiari e famigli l?interesse a questa ipotesi ? certo e oggi accertato). ?L?esilio? ? un vero e proprio istituto millenario anche di recente pi? volte riesumato e aggiornato. E veniamo al punto forse di gran lunga pi? difficile ma pi? importante: sin dal 20 gennaio abbiamo qualificato il nostro progetto del governo Onu per la transizione democratica come opposto ad altri due, dei quali allora non si parlava, da tempo in studio e in avanzata simulazione.
Ci riferiamo: 1) all?ipotesi di un dopo Saddam ?indigeno? da realizzarsi in vario modo secondo progetti sauditi, egiziani, giordani o secondo ?opposizioni irachene? pi? o meno autonome o al soldo ?occidentale?; 2) quella di un governatorato civile-militare, direttamente o no americano. Abbiamo - lo ripeto ancora, a causa dell?assoluto ostracismo per cui in tutti i contenitori Raiset dal 20 gennaio non vi ? stato un solo minuto-secondo di informazione, di dibattito o di semplice evocazione della nostra proposta - abbiamo, dicevo, perso un mese intero che sar? ben difficile ora recuperare, ma che potrebbe immediatamente unificare le posizioni pi? moderate e democratiche dell?amministrazione americana e tutte quelle europee, oltre, ben inteso, se fossero finalmente informate anche della proposta ?Iraq libero?, alle grandi masse che il 15 febbraio hanno manifestato a favore della non guerra e dello status quo, invocando genericamente ?Pace!?.
Concludo, mentre tante altre informazioni sarebbero ancora necessarie, sottolineando che questo nostro progetto costituisce anche un passo preciso ed enorme per la realizzazione di quella Organizzazione mondiale della e delle democrazie per la quale come Partito radicale transnazionale, dopo l?istituzione della Corte penale internazionale, ci diamo non oltre 15 anni. Lo sanno anche i regimi mediorientali fra i quali non pochi gi? ci accusano giustamente di puntare a un effetto domino, se il progetto democratico per l?Iraq andasse in porto. Sostegno e aiuto al progetto, quanto urgenti e necessari: www.radicalparty.org
Marco Pannella
Caro Pannella, ho capito, la parte pi? importante della vostra proposta ? quella del ?governo Onu? per l?Iraq. La condivido. Mi resta invece un piccolo dubbio sulla parte meno importante, marginale, della stessa proposta: l?esilio, appunto. Se Saddam accettasse di andare in esilio, lei dice, gli dovremmo garantire ?incolumit? ma non immunit??. Io credevo che l?andare in esilio consistesse in un?unica cosa: nello sgombrare pacificamente il campo, trasferirsi in un altro Paese e l? trascorrere in libert? il resto dei giorni. Un po? come - per fare un esempio - capit? a Vittorio Emanuele III il quale, dopo l?abdicazione del 1946 (poco prima del referendum), rinunci? a cercare qualsiasi tipo di rivincita e and?, ?in esilio?, appunto, in Egitto.
Se all?epoca - sempre in via d?ipotesi - fosse esistita una Corte internazionale o altro tribunale del genere, come avremmo considerato l?idea che successivamente Vittorio Emanuele III fosse stato trascinato alla sbarra a rispondere di una qualche complicit? con Mussolini?
Se con quel che lei dice si intende che ci impegniamo solo a garantire a Saddam e ai suoi di aver salva la vita, per non rischiare fraintendimenti forse sarebbe meglio, caro Pannella, mettere da parte la parola esilio. Del tutto.
Paolo Mieli